Diciotto lupi trovati morti tra Alfedena, Bisegna e Pescasseroli, ipotesi avvelenamento

Diciotto trovati lupi uccisi nel giro di pochi giorni in zone protette.

Nel pomeriggio del 15 aprile scorso, una pattuglia di guardiaparco in servizio nel comune di Alfedena (Aq), in località San Francesco, nell’area contigua del Parco nazionale Abruzzo Lazio e Molise, ha rinvenuto cinque lupi morti. Dai primi accertamenti, effettuati anche con il supporto del Nucleo Cinofilo Antiveleno del Pnalm, intervenuto immediatamente sul posto per la perlustrazione dei luoghi, sono stati individuati resti che potrebbero far ipotizzare la presenza di esche letali.  "Sulla base degli elementi raccolti, - dice una nota del Pnalm - l’ipotesi al momento più accreditata è quella dell’avvelenamento, pratica illegale e indiscriminata, che colpisce la fauna selvatica e mette a rischio l’intero equilibrio degli ecosistemi".

Le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese le presunte esche, sono stati sottoposti a sequestro penale e messi a disposizione della Procura di Sulmona (Aq), che coordina le indagini. I resti sono stati poi trasferiti nella sede di Avezzano dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise per lo svolgimento delle analisi necessarie ad accertare le cause della morte.

"Il fatto - viene evidenziato - si aggiunge a un analogo episodio recentemente registrato nel territorio di Pescasseroli (Aq), dove sono stati rinvenuti altri cinque lupi morti. Anche in quel caso sono in corso indagini da parte dei guardiaparco e dei carabinieri forestali, coordinate dalla Procura di Sulmona, che ha disposto gli accertamenti presso l’Istituto Zooprofilattico per chiarire le cause del decesso, anch’esse ricondotte, in base ai primi risultati preliminari, all’ipotesi di avvelenamento".

Altre carcasse di lupi sono stati trovati, a seguire, nell'area di Biasegna (Aq).

Tre episodi in pochi giorni, con modalità analoghe, "rappresentano un segnale allarmante che non può essere sottovalutato né derubricato a fatto isolato. Si tratta di atti gravissimi, che meritano una ferma e netta condanna, non solo perché illegali, ma perché lesivi di un patrimonio naturale di valore inestimabile e incompatibili con una società civile consapevole e responsabile. In un contesto generale segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status e sulla gestione del lupo, è fondamentale ribadire che ogni forma di azione illegale e di giustizia fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione. L’utilizzo di esche avvelenate, oltre a colpire indiscriminatamente diverse specie, rappresenta un pericolo concreto per tutta la fauna con particolare riferimento a specie che rischiano l'estinzione come l’orso marsicano, particolarmente vulnerabile, la cui conservazione è prioritaria. Si tratta di pratiche particolarmente insidiose, che agiscono in modo occulto e indiscriminato".

Gli accertamenti proseguiranno "senza sosta, così come l’azione di prevenzione sul territorio, anche attraverso l’impiego delle unità cinofile antiveleno, al fine di evitare ulteriori episodi". Il Parco "rivolge infine un appello: chiunque sia in possesso di informazioni utili è invitato a collaborare con le autorità. Eventi di questa natura riguardano l’intera collettività, poiché colpiscono direttamente non solo il patrimonio naturale comune e i valori che ne sono alla base, ma anche l’identità stessa e l’immagine dell’intero territorio. La tutela della biodiversità e il rispetto della Natura non sono ambiti che possano riguardare solo alcuni: chiamano in causa la responsabilità e la sensibilità di tutti". 17 apr. 2026

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