Parco nazionale Costa dei Trabocchi (o Teatina). Lega: 'Non s'ha da fare'; Italia Nostra: 'Sì all'area protetta'

Il futuro del Parco nazionale della Costa dei Trabocchi (o Teatina) al centro dell'ennesimo scontro. Da una parte la Lega, che lancia l’allarme sui possibili effetti dei vincoli; dall’altra le associazioni ambientaliste che difendono l’istituzione dell’area protetta.

Il commissario provinciale di Chieti del partito di Salvini, Maurizio Bucci, definisce il progetto del Parco “superato” e potenzialmente penalizzante per un territorio già caratterizzato da numerose forme di tutela. L'istituzione dell’area protetta - sostiene, sulla scia della storica posizione contraria del centrodestra - potrebbe incidere negativamente sulle attività agricole, sull’artigianato e sulle prospettive turistiche del litorale". 

“Che futuro avrebbero le cantine sociali? Che ne sarebbe della Via Verde se venisse meno la possibilità di realizzare nuove strutture ricettive a supporto del turismo?”, chiede Bucci, che è anche sindaco di Gamberale (Ch), evidenziando anche i possibili riflessi su investimenti strategici previsti nell’area.

Bucci richiama anche la propria esperienza maturata nel Consiglio direttivo del Parco nazionale della Maiella, sostenendo che un nuovo parco sulla costa rischierebbe di introdurre ulteriori limitazioni in un territorio già puntegiato da aree protette: la Riserva regionale Marina di Vasto; la Riserva regionale Punta Aderci a Vasto, anche ricompresa tra i siti di interesse comunitario; la Riserva regionale Bosco di Don Venanzio a Pollutri; la Riserva regionale Grotta delle Farfalle, tra San Vito Chietino e Rocca San Giovanni.; la Riserva regionale Ripari di Giobbe ad Ortona (di circa 30 ettari);  la Riserva regionale Lecceta di Torino di Sangro. A questi si aggiungono alcuni siti della Rete Natura 2000 e altre aree di interesse naturalistico, come il Biotopo di San Salvo.

Secondo Bucci, la strada alternativa dovrebbe essere quella di una tutela affidata agli amministratori locali attraverso strumenti di pianificazione adeguati al contesto territoriale, evitando quello che definisce un modello calato dall’alto.

Posizione opposta quella di Italia Nostra, che accoglie con favore il percorso verso l’istituzione del Parco e considera la tutela ambientale un elemento strategico per il futuro.

L’associazione, presieduta da Pierluigi Vinciguerra, ricorda come, dopo oltre vent’anni di attesa, il procedimento abbia ricevuto una nuova accelerazione a seguito della sentenza del Tar (LEGGI QUI) che ha sollecitato la conclusione dell’iter amministrativo, richiamando gli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia.

Per Italia Nostra, l’idea che un parco rappresenti un ostacolo allo sviluppo appartiene a una visione ormai superata.  "Le esperienze dei parchi più virtuosi - viene detto in una nota - dimostrano come la conservazione del paesaggio e della biodiversità possa accompagnarsi alla crescita economica, alla valorizzazione delle produzioni locali, al turismo sostenibile e alla creazione di nuove opportunità occupazionali.

Proprio in questa prospettiva essa ha avviato un percorso nazionale di aggiornamento della legge quadro 394/1991 sulle aree protette. L’obiettivo è adeguare la normativa alle nuove sfide poste dalla Strategia europea per la Biodiversità, dal Regolamento europeo sul Ripristino della Natura, dalla Rete Natura 2000 e dalla riforma costituzionale che ha inserito la tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali della Repubblica.

"Come ha affermato il presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci, i parchi devono diventare un sistema nazionale interconnesso in grado di tutelare biodiversità, paesaggio e patrimonio culturale, promuovendo allo stesso tempo comunità vive, agricoltura di qualità, turismo slow, filiere locali e sviluppo realmente sostenibile".

La proposta di riforma, secondo Italia Nostra, "supera definitivamente l’idea del parco inteso come semplice insieme di vincoli: le aree protette dovrebbero diventare infrastrutture ecologiche del Paese, fondate sulla partecipazione delle comunità locali, sul ruolo della ricerca scientifica, sul coordinamento della pianificazione territoriale e sulla valorizzazione delle attività economiche compatibili".

Per questo l’associazione giudica incomprensibili le campagne che, a suo avviso, alimentano timori infondati. Il vero rischio per la costa  - rimarca - "non è rappresentato dal Parco, ma dal progressivo consumo di suolo, dalla frammentazione degli habitat, dalla perdita di identità del paesaggio e da una crescita disordinata priva di una visione di lungo periodo". 29 lug. 2026

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