
Le Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del mInistero della Cultura hanno espresso parere negativo nei riguardi della proposta di Piano dei Tratturi predisposta dalla Giunta regionale abruzzese che, tra le altre cose, prevedeva la possibilità di vendere a privati ampi tratti del patrimonio tratturale.
A luglio di quest'anno le associazioni Stazione Ornitologica Abruzzese, Forum H2O, ForumAmbientalista e Italia Nostra avevano evidenziato in fase di Valutazione Ambientale Strategica del piano pesanti criticità nella documentazione della regione sia sotto l'aspetto tecnico, in particolare una suddivisione in zone dei vari settori tratturali assolutamente fuorviante, che sotto l’aspetto programmatico, denunciando in particolare le previsioni di vendere ampie porzioni di tratturo e rendere possibili interventi edificatori di tipo turistico anche permanenti.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle provincie de L'Aquila e di Teramo, dopo essersi coordinata con la Soprintendenza delle province di Chieti e Pescara, si espressa come segue:
"Emerge in conclusione, con palese evidenza, - dicono le Soprintendenze - la necessità di procedere ad adeguate modifiche del Piano in oggetto al fine di renderlo non solo coerente con le comunque sovraordinate norme nazionali di tutela del patrimonio archeologico, ma anche al fine di preservare il fondamentale carattere unitario dei percorsi tratturali come grandi vie di valorizzazione e promozione turistico-culturale da considerare unitariamente, evitando il pericolo di iniziare una stagione di alienazioni progressive che condurrebbero inevitabilmente alla perdita dei tratturi come elemento caratterizzante della cultura e del paesaggio regionali, attualmente oggetto di interesse a livello europeo".
Ricordiamo infatti - affermano le associazioni - che i tratturi sono sostanzialmente strade antichissime delle quali troviamo traccia già dall’epoca romana, nella quale erano note come calles aviariae e avevano la funzione di consentire lo spostamento, noto come transumanza, alle enormi greggi di ovini e caprini che attraversavano i territori abruzzesi portando i capi di bestiame dalla zona Aquilana fino ai pascoli invernali della Puglia. Con l’abbandono degli interessi diretti imperiali nel commercio e nei ricavi delle grandi greggi, i calles aviariae si sarebbero trasformati in strade per il trasporto di merci e uomini nel commercio a corto raggio che interessò la maggior parte del periodo tardoantico, legando a filo doppio le comunità locali e consentendo l’integrazione di gruppi etnici differenti come Goti, Bizantini copti dall’Egitto, Longobardi e molti altri nei secoli a venire. I tratturi unirono nei secoli a venire il nostro territorio in quello straordinario connubio di differenze che ad oggi lo rende il forte e gentile Abruzzo.
Le associazioni hanno accolto l'intervento chiarificatore delle soprintendenze con approvazione, chiedendo ora di ripartire da zero per abbandonare quella visione consumistica del patrimonio tratturale che ha contraddistinto l'attuale proposta, nell’intento di preservare la bellezza e la storia dei tratturi e la rilevante biodiversità che li contraddistingue. 24 sett. 2026
MARIANO PELLICCIARO
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