Tragedia Rigopiano e veleni... 'Si indaghi sui depistaggi'. In arrivo nuovo esposto

Nella gestione dell'emergenza, il giorno della tragedia di Rigopiano, si poteva fare di più, e la dimostrazione starebbe anche nel fatto che ora il processo sta seguendo un nuovo filone relativo al depistaggio.

E' quanto lasciano intendere gli avvocati Cristiana Valentini, Massimo Manieri e Goffredo Tatozzi, difensori del sindaco e del tecnico del Comune di Farindola, nella Sala dei Marmi della Provincia di Pescara, ritenendo indispensabile rendere noti una serie di nuovi elementi di prova attinenti le indagini sulla strage dell'hotel e facendo sapere che presenteranno una nuova "dettagliata denuncia sulle anomalie concatenate del caso D’Angelo".  

In sostanza, i legali fanno notare, documenti alla mano, come ci sia stata una volontà abbastanza evidente di ignorare le numerose richieste d’aiuto fatte da una delle vittime, Gabriele D’Angelo, già dalla mattina di quel maledetto 18 gennaio 2017. A sostegno di questa tesi c’è anche il fatto che ieri Gianluca Tanda, fratello di Marco che perse la vita sotto la valanga che ha travolto l'albergo, ha presentato in Procura un esposto per depistaggio, chiedendo "verifiche suppletive e ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati. Si ritiene - si legge nell'esposto - che gli ultimi accertamenti eseguiti e/o in corso dimostrino l'esistenza di una volontà collettiva di occultare molti eventi accaduti tra il 16 il 18 gennaio 2017, tra i quali le richieste di soccorso di D'angelo". 

 Tatozzi spiega: "In base ai documenti che siamo riusciti a reperire c’è stato sin dall’inizio un tentativo di non considerare le molteplici telefonate di D’Angelo che sono state effettuate il giorno della tragedia. Attraverso dati, quindi anche specifici, abbiamo ricostruito tutto ciò che è accaduto, con i vari tentativi. Noi riteniamo che il comun denominatore sia rappresentato dall’aver cercato di insabbiare tutte le chiamate di D’Angelo, che sin dalla mattina aveva richiesto l’evacuazione dell’albergo, così come annotato nel brogliaccio che è comparso nel fascicolo delle indagini soltanto a seguito del servizio che è stato svolto dal Tgr Abruzzo e da Ezio Cerasi".

 Aggiunge Cristiana Valentini: "Siamo convinti che un processo possa essere correttamente gestito solo se la ricostruzione è completa, come dice il codice stesso".

Conclude Manieri: "Abbiamo illustrato una serie di fatti, tutti quanti squisitamente documentati. E sottoponiamo i fatti alla vostra attenzione e a quella dell’opinione pubblica affinché chiunque possa farsi un’idea su quelli che sono stati gli accadimenti di quei giorni, ossia su cosa si è indagato, su cosa si è acquisito e quali piste non sono state invece sviluppate. La gestione dell’emergenza inizia dal Comune, passa per la Provincia e la Prefettura e finisce, in questo caso, per la Regione, per non scomodare i piani più alti. A voi l’interpretazione dei fatti".

Nella denuncia di Tanda si parla dell'omissione "della consegna alla Procura della Repubblica di un brogliaccio che i carabinieri non potevano non sapere fosse un documento di massimo rilievo nella ricerca della verità". Questo "induce al sospetto (confortato anche negli elementi provenienti dalla polizia di Stato) che l'occultamento di elementi fondamentali per l'accertamento delle responsabilità sia purtroppo da rinvenire all'interno dell'Arma dei carabinieri, dove alcuni ufficiali potrebbero aver preso coscienza delle responsabilità di militari presenti sul territorio".

"L'informativa conclusiva dei carabinieri forestali è del 3 novembre 2018 e in essa -  recita l'esposto - non vi è alcuna annotazione in ordine all'attività del Pca (posto coordinamento avanzato, ndr)". E ancora: "I carabinieri forestali delegati all'indagine - aggiunge Tanda - a conoscenza quale nucleo della situazione in loco il 18 gennaio 2017, sembrano ignorare l'esistenza del Pca insediato nella sede della Croce Rossa, cui partecipava il comandante della loro stazione di Penne".

"L'individuazione delle richieste di aiuto, degli allarmi e di tutte le questioni connesse - prosegue il documento - erano attribuite ai carabinieri forestali, i quali hanno omesso di tracciarle tutte, fatto che incide sulla valutazione delle eventuali ipotesi di reato". Ma non è tutto. "Il 17 marzo 2017 il Ris di Roma completa il lavoro di estrazione dei dati dal telefono di Gabriele D'Angelo, segnalando un 'interesse investigativo tra screenshot delle telefonate da rete mobile e telefonate con whatsapp (15 alla Croce Rossa di Penne che ospita il Coc di Penne e il Pca). Il plico sigillato arriva sul tavolo del Nucleo investigativo dei carabinieri di Pescara tre giorni dopo ma gli approfondimenti svolti malgrado la segnalazione dell'interesse investigativo sono marginali". Omissioni che, secondo Tanda, sono dolose.

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