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Ventinove maglie, con i nomi delle vittime, sistemate su ventinove sedie vuote all'interno dell'aula delle udienze del tribunale di Pescara. "Come se i nostri cari fossero tutti qui, seduti, presenti, aspettando il verdetto".

"Oggi è un giorno speciale, che segnerà il nostro futuro e quello di tutta l'Italia, che attende questa sentenza. Speriamo sia giusta". Lo dicono i familiari delle vittime della tragedia di Rigopiano, che indossano pettorine con i visi dei loro cari morti sotto la valanga. "Queste stragi non devono più accadere. Speriamo che vengano accolte le richieste della Procura".

Un enorme striscione con i volti delle vittime è adagiato all'ingresso del palazzo di giustizia. Sono 30 gli imputati, tra cui la società Gran Sasso Resort, per cui la Procura ha chiesto complessivamente 150 anni di carcere.

Il dramma si consumò oltre sei anni fa, quando una valanga travolse l'Hotel Rigopiano, a Farindola, nel Pescarese. Era il 18 gennaio 2017. Dei 40 ospiti del resort, un cinque stelle, sono sopravvissuti soltanto in 11.Sotto processo rappresentanti di diverse istituzioni: Regione, Provincia, Prefettura, Comune di Farindola, tecnici, gestore e proprietà della struttura, accusati a vario titolo dei reati di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni, falso, depistaggio e abusi edilizi. Nel processo (si tratta di rito abbreviato) la prevenzione e il rispetto delle leggi ambientali sono stati al centro del dibattito e dell'attenzione. Il pubblico ministero, Giuseppe Bellelli, ha chiesto "una sentenza che in nome della Costituzione e del popolo italiano affermi il modello di amministratore pubblico che aveva il dovere di prevedere la valanga ed evitare la tragedia".

La sentenza, del giudice Gianluca Sarandrea, in camera di consiglio dalle 10.30, è attesa per le 16.30. 23 feb. 2023

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Dall'inviato MASSIMILIANO BRUTTI

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