Coronavirus. Aziende Val di Sangro... 'Mascherine conformi?' Esposto ai carabinieri del Nas

Un esposto ai carabinieri del Nas di Pescara, all'Ispettorato del lavoro, alla Asl Lanciano Vasto Chieti e alla Prefettura di Chieti.

E' stato inviato dall'Usb-Unione sindacale di base che chiede "di verificare la qualità e la conformità, ai sensi di legge, delle mascherine consegnate agli operai della Val di Sangro. Inoltre viene "avanzata la proposta di effettuare indagini sperimentali per verificare i possibili danni alla salute causati dall'utilizzo continuo dei dispositivi. Molti lavoratori di Sevel, Tiberina Sangro e MA (ex Blutec) - afferma il sindacato - ci hanno segnalato di soffrire di affaticamento, riduzione di lucidità, emicrania, rossore agli occhi e irritazioni cutanee".

"E' fondamentale - viene aggiunto - che il datore di lavoro fornisca ai lavoratori dispositivi a norma e soprattutto di essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un aumento del pericolo per la propria salute e quella degli altri. Nel caso specifico delle mascherine - viene sottolineato - è necessario verificare il potere filtrante e di tenuta, cioè l’aderenza al volto, la resistenza del filtro alla respirazione e la biocompatibilità dei materiali delle stesse".

"Inoltre - si fa presente - andrebbe verificata anche la tipologia delle mascherine fornite, poiché c’è una enorme differenza sulla sicurezza garantita dalle FFP2 e FFP3 (senza valvola) rispetto alle classiche chirurgiche. Le prime infatti forniscono una protezione totale, “in entrata e uscita” fino al 92% (mix di parametri di "tenuta", aderenza al volto, e potere filtrante), mentre le seconde forniscono una protezione di circa il 95% come potere filtrante solo in esalazione ma, poiché non hanno una buona aderenza, garantiscono una protezione totale in inalazione di circa il 20%. Viene da sé la considerazione che nei luoghi di lavoro si dovrebbe far ricorso esclusivamente alle FFP2 e FFP3".

"Ma se il datore di lavoro - è la domanda - non riuscisse ancora a reperire dispositivi a norma con marcatura CE? In caso di difficoltà, insormontabili e dimostrabili, l’azienda può acquisire quelli validati dall'Inail. I dispositivi per la protezione delle vie respiratorie, anche se a norma, poiché provocano una resistenza al normale flusso respiratorio, richiedono, soprattutto per le attività a ritmo sostenuto, un aumento delle pause di recupero psicofisico ed una riduzione dell'intensità  e della durata della prestazione. I dispositivi hanno un ruolo primario per la protezione dal contagio da Covid-19 per scongiurare anche il minimo rischio di tornare alla "Fase 1" e che le aziende del nostro territorio, dove ogni si recano decine di migliaia di lavoratori, si trasformino in focolai". 

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