Gessopalena. Ucciso durante battuta di caccia. 'Troppi gli incidenti in provincia di Chieti'
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E' stato rimesso un primo rapporto in Procura a Lanciano (Ch), sulla battuta di caccia che ieri, nelle campagne di Gessopalena (Ch), si è trasformata in tragedia. Antonio De Gregorio (vedi foto), 72 anni, originario di Gessopalena e residente ad Archi, è stato ucciso con un colpo al cuore, da un pallettone che lo ha raggiunto accidentalmente mentre era in cerca di funghi e tartufi in una zona a lui conosciuta, dato che ci ha trascorso l'infanzia.

La fucilata letale è giunta da un gruppo di otto cacciatori, per la maggior parte di Roccascalegna (Ch), che erano sulle tracce di un cinghiale. Uno di loro, un 48enne, è adesso indagato. Sulla vittima è stata disposta l'autopsia.

"Non si può morire per errore", tuona in una nota il Wwf Abruzzo. "La lista degli incidenti venatori in provincia di Chieti è lunga", fa presente. Lo scorso anno, a fine novembre 2019, in Val Sinello, in territorio di Monteodorisio, un cacciatore di 51 anni fu gravemente all’inguine da un colpo partito accidentalmente dal fucile di un amico; a dicembre, sempre l'anno passato, tra Palombaro e Pennapiedimonte, un altro cacciatore, di 73 anni, colpì un ungulato senza ucciderlo e, nei boschi, fu scaraventato a terra e caricato ripetutamente da un grosso cinghiale. Più indietro nel tempo, a dicembre 2013, si ricorda un altro dramma: Franco Pasquini, 54 anni, di Treglio, assessore comunale e dipendente della Sangritana, fu ammazzato, con un colpo calibro 12, da un amico. Erano in 15 e stavano sulle orme dei cinghiali, in località Torre Sansone di Lanciano. Nel novembre 2014, durante una battuta di caccia al cinghiale, ha perso la vita Nicola Costanzo, 58 anni di Guardiabruna, frazione di Torrebruna (Ch). L'uomo, dopo essersi spostato, fu colpito, da un pallettone, alla testa, dagli stessi cacciatori che erano con lui.

"Troppi episodi - sottolinea il Wwf - più o meno gravi che coinvolgono sia cacciatori sia persone estranee all’attività venatoria e per i quali spesso si parla di 'fatalità', ma che invece potrebbero essere evitati. Le cause - evidenzia - sono da ricercare nel mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati (sono numerose le segnalazioni di pallini da caccia finiti a ridosso di abitazioni), dalla tendenza a sparare senza inquadrare con sicurezza il 'bersaglio', dalla pratica della braccata, un tipo di caccia tra le più cruente, che richiede comunque un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante e che può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da cittadini".

"E' assurdo - rincara Filomena Ricci, delegato Wwf Abruzzo - che chi vuole fare un’escursione o una passeggiata debba avere a che fare con persone armate che seminano piombo per le campagne e si debba preoccupare di non essere ferito o addirittura ucciso! La fruizione dell'ambiente è incompatibile con l’azione... armata".

L'associazione propone di "incrementare l’attività di vigilanza, limitare l’uso di armi in grado di sparare a grandi distanze, effettuare maggiori verifiche sulle licenze di caccia, intensificare i controlli anche in ordine all’uso e alla detenzione di sostanze alcoliche prima e durante l’attività venatoria, vietare l’attività di caccia nei giorni festivi e nelle aree particolarmente frequentate da escursionisti e fruitori della natura".  02 nov. 2020

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