Coronavirus. Trentanove nuovi positivi in Abruzzo: sono quasi tutti migranti. 'Regioni lasciate sole'

Impennata di contagi nei Centri di accoglienza che ospitano i migranti arrivati da Lampedusa. E quindi c'è un balzo in alto di nuovi positivi al coronavirus in Abruzzo.

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Rispetto a ieri ce ne sono 39 in più, molti dei quali riguardano immigrati. A questi se ne aggiungono una quindicina delle ultime ore e non ancora inseriti: sono quindi oltre 50 in un solo giorno. E' il dato più alto degli ultimi tre mesi: per vedere numeri tanto elevati bisogna tornare indietro alla seconda metà di aprile. Considerando i soli dati contenuti nel bollettino, dal 31 luglio ad oggi si registra un incremento di 92 nuovi casi. Il totale del bollettino ufficiale è di 3.474 pazienti. Dei 39 casi comunicati dalla Regione, 34 riguardano migranti ospiti in tre strutture (Civita d'Antino e Canistro nell'Aquilano e Civitella del Tronto nel Teramano) e cinque sono relativi al territorio: un paziente a Lanciano (Chieti), tre a Pescara e uno a Teramo. 

Attualmente sono in 190 con l'infezione da coronavirus: 22 pazienti (+2 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 1 (invariato rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 167 (+35 rispetto a ieri) sono in isolamento, con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Invariati i decessi che si attestano a 472 (invariato rispetto a ieri) e sono 2.812 i dimessi/guariti (+2 rispetto a ieri). Finora sono stati eseguiti complessivamente 134.268 test.

Dei positivi, 270 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+2 rispetto a ieri), 859 in provincia di Chieti (+1 rispetto a ieri), 1638 in provincia di Pescara (+3 rispetto a ieri), 643 in provincia di Teramo (+1 rispetto a ieri), 27 fuori regione e 37 per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza (+32 rispetto a ieri).

"La pressoché totalità di nuovi positivi registrati nell'ultima settimana in Abruzzo è riferita a migranti trasferiti nei Centri di accoglienza sparsi sul nostro territorio o a stranieri rientrati da aree a rischio. E' evidente che la situazione sta diventando molto preoccupante, anche perché le Regioni e le Asl sono state lasciate sole dal Governo nazionale a gestire questa nuova emergenza", puntualizza l'assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì.

"Ribadisco - prosegue - che si tratta di focolai sotto controllo e completamente isolati rispetto a contatti verso l'esterno, ma è un ulteriore problema: i migranti trasferiti dagli hotspot siciliani, sottoposti alla partenza solo a test sierologico e non a tampone, finiscono di fatto in carico alle nostre Asl proprio perché positivi, con tutto ciò che ne consegue: rischi per il personale e aggravio di costi che devono essere sostenuti dalle nostre aziende. Può sembrare cinico, ma per una Regione in piano di rientro dal disavanzo sanitario anche questo è un aspetto tutt'altro che secondario". Verì torna a chiedere al Governo di modificare il sistema con cui vengono gestiti gli sbarchi nel nostro Paese. "Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 15 ottobre - continua - ma sembra si tratti di disposizioni che riguardano solo i cittadini italiani. Come si fa a trasferire in giro per le regioni persone di cui è sconosciuta la storia sanitaria e che rappresentano un serio pericolo per la salute nazionale? E' necessaria maggiore prudenza". 

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