Abruzzo. Dal Ris dei carabinieri al sacerdozio: la storia di don Luca

Dal Ris alla fede. Dalle certezze della scienza, rigorosa ed implacabile all’imprevedibilità di un Amore grande, verso “una felicità più bella di quella che già stavo vivendo”. È la storia di don Luca Torresi che oggi guida una comunità come quella della parrocchia della Natività di Maria Vergine a Giulianova (Te).

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Cosa c’è di meglio che indossare la divisa da carabiniere e lottare per la giustizia? Scrutare in laboratorio reperti, Dna, frammenti ossei…? Forse nulla se non ci fossero strade misteriose… per esempio quelle di un pellegrinaggio. Perché è da lì che il cuore di don Luca viene scosso, tentenna sulle certezze fin lì conquistate: "Al mio rientro alcuni miei amici mi fecero notare un cambiamento – dice il parroco – io mi sentivo sempre lo stesso e non avevo avvertito questi segnali che solo i veri amici possono percepire". Già, qualcosa negli occhi e nell’intimo cambia. In modo radicale. Senza rinnegare nulla del passato. È il seme di una chiamata divina.

I colleghi di ogni giorno sono informati di una scelta di vita diversa, senza più la divisa del carabiniere. Il percorso di don Luca, guidato dall’Alto, prevede una nuova divisa, il colletto bianco col claygerman. Assurdo. Follia. Scelta da rispettare: "Quando ho comunicato ai miei colleghi che me ne sarei andato la spiegazione che ho dato è che mi era stata proposta una felicità più bella di quella che già stavo vivendo. Le reazioni sono state molto diverse. Alcuni non hanno capito, altri sono rimasti meravigliati e c’è chi si è commosso".

L’ex carabiniere inizia un percorso di discernimento che dura ben 10 anni. Anni nei quali la scelta di una vita nuova nelle mani di Gesù Cristo è via via più consapevole, libera, definitiva. E nella parrocchia che lo aveva visto servire la messa come chierichetto, il 21 settembre del 2014, a 42 anni diventa sacerdote. Don Luca guarda oltre l’orizzonte, indica un cammino: "Non sono io la strada, ma cerco di indicarla alla comunità nella quale il Signore mi ha mandato e il sacerdozio non è solo un dono per me ma è un dono per tutto il popolo di Dio”. Dopo 3 anni di vice, alla morte di don Ennio Lucantoni, don Luca diventa parroco.

E faro di una comunità. Lo testimoniano i suoi parrocchiani: "La pandemia che doveva isolarci e allontanarci ha creato delle occasioni di riunione e collaborazione che, magari, in una situazione normale non si sarebbero create. Il Covid si è portato via mio padre – racconta Stefania - ma in tutto questo la presenza in parrocchia mi ha aiutato".

Una presenza costante, una parola di vita in ogni occasione: "Don Luca è un padre – aggiunge Marco – è stato parroco anche in quei momenti (il periodo del Covid – ndr), ha pensato al bene delle nostre famiglie. Avere la parola del proprio pastore dentro le nostre case è stato veramente importante".

Don Luca è un faro che fa luce nel buio della vita, nei momenti di sconforto, quando ti assalgono dubbi e problematicità che ti ingolfano nel cammino della vita: "L’immagine del faro è bellissima perché tante volte - dichiara don Luca - e la pandemia ce l’ha insegnato, si perde la speranza poiché, non facendo più le stesse cose, sembra quasi che il mondo finisca". 

ALESSANDRO DI MATTEO

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