
Alla ex Sevel di Atessa (Ch) la situazione sta diventando sempre più insostenibile. I lavoratori denunciano condizioni che, in molti casi, li spingono a valutare le cosiddette "uscite volontarie incentivate". Una decisione che, come sottolinea la Fiom Cgil Chieti, rischia di trasformarsi da libera scelta a necessità dettata dal bisogno.
Negli ultimi mesi - rimarca il sindacato in una nota - lo stabilimento ha ridotto la produzione, ma senza fermarsi del tutto. La sospensione del turno di notte per una parte consistente degli addetti- viene evidenziato - ha creato disparità e tensioni. La linea continua infatti a sfornare circa 80 furgoni a notte, con meno personale obbligato a coprire più postazioni. Una gestione "parziale e selettiva", che non è stata accompagnata da spiegazioni da parte dell’azienda.
"Il caso di un delegato Fiom - si fa presente - è emblematico. Quando era assegnato al turno notturno percepiva uno stipendio di circa 2.400 euro al mese. Dopo la sospensione del turno e senza essere reinserito nei cicli giornalieri, è stato collocato in contratto di solidarietà: il suo reddito si è ridotto drasticamente a 1.200 euro mensili. Una perdita quasi del 50% che colpisce un dipendente con due figli a carico, la moglie senza occupazione e un assegno di mantenimento da versare".
Questa - denuncia Fiom – non è una scelta libera, è una condizione di sopravvivenza. Un lavoratore e la sua famiglia non possono essere costretti a vivere sotto pressione economica al punto da dover valutare l’uscita incentivata come unica strada percorribile".
Il sindacato parla di una trasformazione "spintanea" delle uscite volontarie, ossia di dimissioni che, pur formalmente incentivate, diventano nei fatti forzate. Per questo, Fiom Chieti ha chiesto un intervento immediato all’Ispettorato territoriale del lavoro, sollecitando piena trasparenza sull’applicazione del contratto di solidarietà e sui criteri di reinserimento nei turni e il ripristino delle condizioni di lavoro e di reddito non solo per il delegato sindacale, ma anche per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione.
“Non è accettabile – dichiara il segretario generale della Fiom Cgil Chieti e responsabile automotive Fiom Abruzzo-Molise, Alfredo Fegatelli – che chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi lo stabilimento debba vivere con la paura di non arrivare a fine mese. Qui parliamo di persone con diritti e dignità che non devono essere calpestati, non di numeri da tagliare". 02 sett. 2025
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