Tragedia Rigopiano. Ando' tra le macerie dov'era morto il figlio: al via processo

"Questa è una pagliacciata, se verrò condannato non tirerò fuori un euro e piuttosto mi farò il carcere": è imbufalito Alessio Feniello (nella foto), 57 anni, padre del giovane Stefano, una delle ventinove vittime del disastro dell’Hotel Rigopiano a Farindola (Ch). "Vi sembra normale che nel 2020 si perdano tempo e soldi pubblici con queste stupidaggini?", tuona davanti al tribunale di Pescara. 

Questa mattina è iniziato il processo a suo carico. E' accusato di avere violato, il 21 maggio del 2018, i sigilli giudiziari apposti sul luogo della tragedia, tra le macerie dell'albergo distrutto dalla valanga. 

A carico dell'uomo c'è già un decreto penale di condanna: deve pagare una multa di 4.550 euro, ma tramite il proprio legale, Camillo Graziano, ha presentato opposizione e la vicenda è approdata davanti al giudice di Pescara, Marina Valente.

 Nel corso dell’udienza, alla quale non ha preso parte l’imputato che è arrivato in ritardo, il pm Fabiana Rapino ha fornito la propria produzione documentale e indicato una lista con cinque testimoni. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 16 aprile.

 Feniello ha sempre contestato la sanzione, sostenendo di essersi semplicemente recato a Rigopiano "per portare fiori dove hanno ucciso mio figlio". Inoltre ha affermato di non avere violato alcun sigillo, poiché la zona era sì recintata ma aperta a tutti, e ha negato di essere stato più volte invitato, da parte delle forze dell'ordine presenti, ad uscire dall’area delimitata.

All’ingresso del palazzo di giustizia sono... scintille:  discute anche con gli operatori della vigilanza, che non vogliono fargli entrare un coltellino portachiavi di piccole dimensioni. La moglie di Feniello ha con sé delle manette che mostra ai presenti, minacciando di incatenarsi.

 "Mia moglie è stata prosciolta – protesta Feniello – ed io per lo stesso motivo sono stato condannato". Il procedimento penale, in effetti, era stato aperto per entrambi, ma la moglie è stata prosciolta per tenuità del fatto, essendo incensurata.

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