
Determinanti le immagini registrate da una fototrappola collocata sulla ringhiera esterna della casa, che la notte del delitto mostrano l’imputato, e lui soltanto, entrare e uscire più volte dall’abitazione. Fondamentali anche gli esiti degli esami del Ris, che hanno certificato la presenza del Dna dell'accusato sulla scena del crimine, e infine la confessione resa dallo stesso in aula, seppure in forma parziale e con tentativi di giustificazione.
Depositate, dalla Corte d'Assise di Lanciano (Ch), presidente Massimo Canosa, le motivazioni che lo scorso 20 giugno hanno portato alla condanna, a 25 anni di carcere, dell'inglese Michael Dennis Whitbread, 76 anni, per l'assassinio di Michele Dawn Faiers, di 66 anni, con cui conviveva a Casoli dal 2019.
La donna è stata uccisa con nove coltellate: una, quella letale, è penetrata nel torace con lacerazione dell'aorta discendente.
La ricostruzione fatta durante il processo ha chiarito che la vittima, il 29 ottobre 2023, giorno dell'omicidio, tornò a casa alle 12.50 e da lì non uscì più viva. Dalle ore 4.41 alle 6.13 "l'unica persona che entrava ed usciva ripetutamente dall'immobile" è stato Whitbread. Dentro e fuori, con una torcia e pure un sacco di plastica. Alle 4.43 l'uomo "provvedeva a girare la propria auto": alle 6.13 la Jeep Compass era sparita. Via verso l'Inghilterra. Fece perdere le proprie tracce fino al ritrovamento del cadavere, avvenuto il primo novembre successivo.
Il difensore, Massimiliano Sichetti, ha sostenuto la tesi di un uomo psicologicamente provato da una relazione conflittuale, segnata da scenate di gelosia, umiliazioni e aggressioni da parte di lei. Un consulente di parte ha parlato di "temperamento ciclotimico", ossia caratterizzato da forti sbalzi d'umore, e di un "crollo psichico" che avrebbe ridotto la capacità di autocontrollo dell’imputato.
Ma gli accertamenti disposti dal tribunale e affidati al perito Salvatore Spinella hanno escluso qualsiasi forma di infermità mentale: Whitbread, è stata la conclusione, era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Il delitto va inquadrato come “reato d’impeto” maturato in un contesto di forte conflittualità, ma senza compromissioni psichiatriche.
Nelle motivazioni, i giudici evidenziano l’efferatezza dell’azione e l’assenza di un reale fattore scatenante che potesse configurare la provocazione. La reazione dell’imputato è stata ritenuta sproporzionata rispetto al litigio in corso, e finalizzata piuttosto a impedire alla compagna di portare avanti la decisione, già manifestata, di lasciarlo. La loro relazione era stata tranquilla fino al Capodanno del 2023, quando una pacca di lui al sedere di un'amica distrusse la love story.
Al tempo stesso, la Corte ha riconosciuto all’uomo l'essere incensurato, l’età avanzata, la condotta collaborativa in aula e la prova che il suo rientro in Gran Bretagna, dopo l'omicidio, fosse finalizzato a salutare la figlia e non a sottrarsi alla giustizia, dato che aveva già prenotato il ritorno in Italia.
Il corpo di Michele venne rinvenuto nella casa colonica che i due avevano fino ad allora condiviso, in una pozza di sangue. A dare l’allarme furono amici della donna, preoccupati perché non rispondeva al telefono. I carabinieri intervennero trovandosi davanti a una scena di violenza brutale.
Oltre alla pena principale, Whitbread è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e condannato al pagamento delle spese processuali. Dovrà inoltre versare una provvisionale di 100mila euro ciascuna alle tre figlie della vittima, costituite parte civile, e un risarcimento simbolico di mille euro all’associazione Dafne, che tutela donne e minori. 10 sett. 2025
SERENA GIANNICO
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