Da Chieti fiumi di cocaina e bande organizzate per lo spaccio: arresti e locali chiusi. In campo anche agenti infiltrati

Cinque sono in carcere, 12 ai domiciliari, 8 hanno l'obbligo di dimora e complessivamente ci sono  35 indagati, a vario titolo, per detenzione ai fini dello spaccio. Sono le risultanze dell'inchiesta "Tallone d'Achille", operazione antidroga della Squadra mobile di Chieti e dalla Guardia di finanza, che hanno smantellato una fitta rete di spaccio e sgominato tre sodalizi criminali.

Per scoperchiare il traffico di stupefacenti, nelle gang si sono infiltrati agenti dello Sco (Servizio centrale operativo della Polizia), che hanno agito sotto copertura, dato che si trattava di "un gruppo criminale molto, molto ben preparato, molto ben attrezzato, con solidi legami sul territorio". 

A spiegare l'inchiesta, in conferenza stampa, il procuratore capo di Chieti, Francesco Testa; il questore Ruggero Borzacchiello; il comandante provinciale della Guardia di finanza, Serafino Fiore; il vice questore dello Servizio centrale operativo, Luigi Bovio e il dirigente della Mobile, Miriam D'Anastasio. "Chieti Scalo - ha detto il procuratore - non è una zona franca, per noi è motivo di preoccupazione".  Sono stati sequestrati oltre 32 chilogrammi di marijuana e cocaina e hashish e 75.000  euro in contanti. Ci sono stati, in precedenza, altri 10 arresti. Sono stati accertati episodi di traffico internazionale di stupefacenti e gli acquirenti arrivavano anche da altre regioni, quali la Puglia.  Giravano fiumi di cocaina, in tutta la regione, anche diretti nell'Aquilano. Le ordinanze sono state emesse dal gip del Tribunale di Chieti, Luca De Ninis, su richiesta del procuratore capo e del sostituto Giancarlo Ciani. 

Il primo gruppo, individuato nel cosiddetto "canale albanese", aveva base operativa in un'ampia e isolata tenuta agricola nel comune di Bucchianico (Ch) ed era composto da personaggi di origine balcanica e gestito da un trentenne, irregolare.

Il secondo, indicato quale "gruppo scalino", era per lo più composto da soggetti appartenenti alla tifoseria organizzata della Chieti Calcio "89 mai domi", e aveva il proprio quartier generale in due noti locali ubicati  allo Scalo, il pub "The wanted" ed il ristorante braceria "Bulldozer". In queste due attività commerciali, secondo quanto emerso, giungevano, e poi venivano lavorate e smistate per lo spaccio al minuto, ingenti partite di cocaina destinate principalmente alla movida teatina. Il sodalizio, particolarmente ermetico, è stato smascherato facendo ricorso all'intervento di agenti undercover dello Sco che, anche attraverso l'utilizzo di telecamere nascoste, hanno disvelato la fitta rete illegale gravitante attorno ai due locali, che per questo sono stati sequestrati e chiusi.

Al "gruppo pescarese"  si è arrivati attraverso approfondimenti svolti sul conto di un uomo, originario di Cerignola (Foggia), di notevole spessore criminale il quale, tramite l'appoggio in provincia di una cittadina cubana, era in affari con personaggi di spicco della malavita di Pescara.

In prigione sono finiti Isu Metushi, 29 anni, albanese domiciliato a Bucchianico (Chieti); il suo connazionale Valter Baro, 31 anni, domiciliato a Francavilla al Mare; Fatjoin Shametaj, 28 anni, albanese domiciliato a Montesilvano; Andrea Di Muzio, 33 anni di Chieti e Savino Carnicella, 40 anni di Cerignola. Ai domiciliari ci sono ovvero Aldi Metushi, 28 anni residente a Rosciano; Ismail Bofe, 24 anni residente a Vacri e Denald Limketa, 29anni residente a Spoltore; Salvatore Ruggieri, 31 anni di Chieti; Leonardo Pizzi, 37 anni di San Giovanni Teatino; i 25enni Michele Montuori e Simone Di Muzio, di Chieti, quest'ultimo all'epoca titolare di entrambi i locali di Chieti Scalo; Francesco Salvatore, 34 anni, un capo ultrà del Chieti; Mauro Paludi, 32 anni, di Chieti; Giovanni Gigante, 39 anni di Pettorano sul Gizio;  Debora Gargivolo, 36 anni di Pescara; Roberto Martelli, 38 anni, sempre di Pescara. 

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