Lanciano. Morì schiacciato in Sevel: condannato datore lavoro

Arriva in aula la drammatica morte alla ex Sevel di Atessa (Chieti) dell’operaio esterno Cristian Terilli, 28 anni, di Pignataro Interamna (Frosinone), finito sotto un robot killer.

Il gup di Lanciano (Ch), Giovanni Nappi, ha comminato la prima condanna per omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro nei confronti di Renato Di Carlo, 59 anni, di Cassino (Frosinone), legale rappresentante e datore di lavoro, della società Sinergia, difeso dall’avvocato Giancarlo Visone. La pena, con rito abbreviato, è stata di un anno e 6 mesi di reclusione, col beneficio della sospensione.

Per la stessa vicenda, a dicembre scorso, il gup aveva rinviato a giudizio, con le medesime accuse in concorso, anche Giancarlo Torrice, 55 anni, di Cassino, sempre della Sinergia, difeso da Sandro Salera, e Pietro Ottavis della Comau, 60 anni, di Grugliasco (Alessandria), difeso dall’avvocato Giovannandrea Anfora. Per i due inizierà il processo ordinario il prossimo 19 settembre.

Gli imputati fanno parte della Comau di Torino, azienda della galassia Fca, che vinse l’appalto, e della ditta di subappalto Sinergia srl di Cassino. Dall’inchiesta era già uscita di scena la Sevel i cui responsabili sono stati prosciolti per l’assoluta estraneità ai fatti sul tragico evento, avvenuto il 3 gennaio 2020. Assolti così i rispettivi responsabili aziendali e della sicurezza Sevel, Angelo Coppola e Aleandro Oviedo Martin.  

Terilli rimase schiacciato dal crollo di un impianto robotico, un pesantissimo castelletto di traslazione che supporta le fiancate del furgone Ducato finito sulla sua schiena, con decesso immediato. Nessuna valutazione di rischio, accusa il pm Serena Rossi, sulla caduta dei bilancini durante le fasi dello smontaggio dalla linea tiranti, trattandosi di un’operazione di adeguamento e modifica del macchinario, non prevista dai relativi manuali di uso e manutenzione. Per la Procura ci fu negligenza, imperizia e imprudenza nonché violazione delle norme sulla sicurezza.

Cristian morì quasi all’istante per trauma da schiacciamento addomino - toracico per l’improvviso abbassamento del bilancino sotto il quale stava lavorando a seguito dello spostamento del martinetto idraulico posto sotto la traversa della testata della linea prima della stazione OP10.

Ha lasciato la moglie Michela e due figli, una bambina ora 9 anni, e un maschietto di 5. Quanto alle accuse contro Di Carlo, primo condannato, la Procura contestava anche di aver omesso di redigere uno specifico documento di valutazione dei rischi connessi ai lavori da eseguire. 25 maggio 2023

WALTER BERGHELLA 

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