Bambine cacciate dall'asilo a Rocca San Giovanni. Parte la diffida: 'Provvedimento illegittimo'

"Una richiesta di revoca immediata dei provvedimenti" che il 19 marzo scorso hanno buttato fuori dall'asilo, due sorelline, di 4 e 6 anni, di Rocca San Giovanni, di cui una con disabilità. Sono state cacciate dalla scuola dell’infanzia del paese, ormai da un mese, perché non vaccinate. L'iniziativa portava la firma dell'allore dirigente dell'istituto comprensivo "Gabriele D'Annunzio" di San Vito Chietino, Eliana De Berardinis. La diffida, predisposta ora dall'avvocato Natalina Giannaccaro, è stata inviata al nuovo preside, Carlo Di Michele, dai genitori delle piccole, Simone e Patrizia.

Le bimbe sono state sospese "dalla frequenza delle attività didattiche" perché la famiglia non ha presentato, entro l'11 marzo "la certificazione originale sulle vaccinazioni obbligatorie dei figli". E, in questo caso, la sanzione... è stata, senza pietà alcuna, l'esclusione delle bambine dalla scuola dell'infanzia. Nonostante la mobilitazione dei genitori degli altri alunni, che hanno chiesto che le piccine tornassero in classe, non c'è stato nulla da fare. "Il provvedimento della scuola - fa presente l'avvocato Giannaccaro - è gravissimo. E' stato adottato in maniera del tutto arbitraria, ed è lesivo e fortemente limitativo dei diritti costituzionalmente garantiti di due minori. Alla sua base ci sono solo generiche motivazioni...". Che non possono essere "motivo di allontanamento". In esse viene sottolineata "l'inadempieza" dei genitori, in base alla legge Lorenzin. "Ma l'espressione utilizzata nella legge - precisa il legale - fa preciso riferimento a tutti i soggetti che hanno presentato l'autocertificazione in sostituzione del certificato vaccinale e non ai soggetti che, come in questo caso, hanno dichiarato di aver aperto l'iter per la somministrazione dei vaccini. Né le leggi 119/217 e 108/2018 - viene aggiunto - fanno riferimento a sospensione di minori in corso d'anno, poiché il requisito per la frequenza è stato verificato all'inizio dell'anno. L'unico requisito indispensabile è l'iter intrapreso con la Asl di competenza, che deve completarsi entro tre anni. Tali considerazioni da sole bastano a rilevare violazioni in atto e l'illegittimità del provvedimento coercitivo". Emesso, tra l'altro, "senza aver seguito l'iter previsto, ovvero la comunicazione alla Asl e il parere del garante". "Chi assume su di sé la reposnsabilità di tacciare altri di violazioni di legge, deve, per primo,- viene fatto presente - rispettare le procedure corrette che la legge in questione detta". 

C'è poi il fatto "che una delle due minori è portatrice di disabilità, alla quale il ministero della Salute ha riconosciuto un'assistenza particolare, che veniva espletata proprio durante le ore della scuola". Ad oggi la bimba ha già perso 60 ore di assistenza, con un forte rallentamento nell'iter dell'apprendimento". Quindi "l'invito" ad annullare il provvedimento. O i fatti saranno segnalati alla Procura della Repubblica.

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