Ospedale Lanciano. 'Più di 10 ore di attesa al Pronto soccorso senza assistenza'

Più di dieci ore di attesa. Buttato su una panca in attesa di cure e accertamenti. E' accaduto a A.M., 52 anni, di Lanciano (Ch) che è andato all’ospedale civile “Renzetti” di Lanciano per avere assistenza e che invece si è ritrovato ostaggio di “superficialità e assenza di umanità”, come denuncia in una nota inviata via pec anche alla Asl.

Cosa è successo? “Ho ricevuto un vergognoso servizio in Pronto soccorso! Giorni fa, - riferisce nel documento - mentre stavo effettuando dei lavori in casa, sono caduto dalla scala, di schiena, battendo anche la testa. Intontito e spossato mi sono fatto accompagnare in ospedale da mio padre”. E lì inizia l’“avventura”.

“Arrivo verso le 11, accettazione veloce, mi controllano pressione e ossigenazione”. Diagnosi? “Trauma alla schiena da verificare e trauma cranico e da qui il nulla”.

“Intanto mi hanno inserito nella lista di attesa al numero 29 con codice 3 Azzurro, sono rimasto fermo su una panca di ferro praticamente per oltre tre ore, fino a quando, per l’aumentare delle fitte mi sono trascinato, con dolore alla schiena, alla porta del box infermieri, che nel frattempo avevano cambiato il turno, per lamentare, con un filo di voce, il fatto che la mia sistemazione non fosse consona al mio trauma”.

“La nuova infermiera mi ha ricordato che dovevo aspettare, e nel frattempo mi ha misurato, di nuovo, pressione e ossigenazione”.  Gli viene data una nuova sistemazione: “Mi hanno dato una fatiscente carrozzina e piazzato nella sala di attesa per i pazienti non ancora visitati”. Per quanto tempo: “Fino alle 18, sono rimasto lì senza che mai nessuno si affacciasse a vedere se io o altri avessimo bisogno di qualcosa da mangiare o bere, o per chiedere del mio stato. Ero lì da sette ore senza avere alcuna notizia pur nel viavai di personale sanitario che mi passava davanti”. 

“Giunti all’ottava ora di attesa  ho richiamato l’infermiera, che pur transitando lungo il corridoio, non ha degnato nessuno di uno sguardo o una parola. Le ho fatto presente, col mio debole filo di voce, che il suo lavoro consistesse anche nell’accertarsi delle condizioni fisiche dei pazienti”. E lei “dimostrandosi nuovamente priva di qualsiasi forma di empatia o umanità mi ha liquidato con una semplice risposta: ‘Se non è soddisfatto può anche andare via’”. A.M. ha reagito con un “io potrei anche andare via, ma prima chiamo i carabinieri”.  A.M., per solidarietà, pur sofferente, cede la sua sedia a rotelle ad un’anziana che stava invece su una sediolina.

Solo dopo le 21.30 il paziente viene visitato: “Ho incontrato un medico giovane e brillante che in dieci minuti mi ha visitato”. Alle 22.15 dopo oltre dieci ore di attesa, fatti i raggi X come da prescrizione nella diagnosi iniziale, A.M. è uscito dall’ospedale.

"Non è possibile - tuona l'uomo - avere superficialità, mancanza di umanità e disinteresse per una situazione che dinanzi ad un dottore ha richiesto solo 10 minuti di attenzione. Chi amministra deve sapere che i malati, coloro che necessitano di assistenza, hanno bisogno di umanità! La mia permanenza si è conclusa dopo undici ore per una lastra".

Ad A.M. non sono state riscontrate fratture, “mi hanno dato 5 giorni di riposo, ma mica sono l’unico ad aver vissuto questa incresciosa situazione”. Cioè? “In sala di attesa, finita l’accettazione c’è stato un uomo che si lamentava persistentemente per un dolore cervicale, l’ho sentito per sei ore. Gli hanno dato la tachipirina dicendogli che senza la visita non potevano dargli altro. Per la disperazione dopo sei ore se n’è andato!”.  08 ott. 2026

ALESSANDRO DI MATTEO

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