Amianto killer, operaio di Archi morì di cancro: Inps condannata
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Morì un mese dopo aver scoperto la malattia, tra atroci sofferenze fisiche e psicologiche, lasciandosi dietro una scia di dolore e disperazione per sé e per i suoi familiari. Era il 2015.

L’esposizione prolungata all’amianto, dopo anni di lavoro, ha provocato il decesso, per mesotelioma pleurico epitelioide, dell’operaio Luigi Vitullo (nella foto con moglie e figlia), 54 anni, di Archi (Ch), deceduto all’ospedale di Ancona. Ora la Corte d’Appello dell'Aquila ha riconosciuto alla moglie il diritto a ricevere un indennizzo e ha condannato l’Inps, dopo che nel primo grado la richiesta era stata rigettata.

La vedova, Antonietta Cicchini, che all'epoca aveva 50 anni, dovrà percepire 80 mila euro, tra gli arretrati dell’Inps e quelli dell’Inail, che già riconobbe la malattia professionale provocata dalle polveri killer dell’amianto. L’Inps dovrà ricalcolare la pensione di indennità con un aumento di 5 mila euro in più all’anno.

La battaglia giudiziaria è stata portata avanti da Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale Amianto (Ona) e legale della famiglia. Anche dopo il riconoscimento dell’Inail, l’Inps ha continuato a negare l’esposizione all'amianto da parte dell’operaio e ha detto no a benefici e prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto spettanti alla vedova.

Le perizie hanno poi confermato che l’operaio, che dal 1976 al 1987 prestò servizio in  quattro diverse aziende del Chietino, durante le sue mansioni è stato esposto direttamente e indirettamente a polveri e fibre di amianto. Tra le sue mansioni un compito particolarmente rischioso era la manipolazione delle lastre di cemento amianto, soggette a continua usura e spesso lasciate in stato di abbandono sul cantiere.

"Fatto grave - afferma l'Ona in una nota - è che, nonostante il divieto di utilizzo introdotto dalla legge 257/92, Vitullo e i suoi colleghi fino alla metà degli anni '90 hanno continuato ad utilizzare guanti, parannanze e altri strumenti di protezione realizzati in amianto. Tutti gli operai, senza essere informati dei rischi per la salute e senza che le aziende avessero mai adottato gli strumenti di prevenzione tecnica, come aspiratori per le polveri, così come le protezioni individuali come le maschere e tute monouso, inoltre, portavano involontariamente abiti contaminati con polvere e fibre di amianto nelle proprie abitazioni esponendo a rischio contaminazione anche i propri cari". 

"L’Ona - viene aggiunto - è a disposizione con un servizio di consulenza tramite il suo sito https://www.osservatorioamianto.it/ o il numero verde 800 034 294". 21 feb. 2024

WALTER BERGHELLA 

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