Morte Patrick Guarnieri in carcere a Teramo. Procura apre inchiesta, familiari presentano denunce

La Procura di Teramo ha aperto un'inchiesta sulla fine di Patrick Guarnieri, 20 anni, deceduto nel carcere di Castrogno a Teramo, dove era rinchiuso. E' morto nel giorno del suo compleanno. 

Il giovane, di etnia rom, è stato trovato impiccato nella sua cella "della sezione osservazione, dove si trova ristretta anche la mamma, colta da malore, e ora piantonata in ospedale", ha detto Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa  Polizia Penitenziaria, nel comunicare la notizia. "Dalle prime informazioni si sarebbe ucciso in bagno. La scoperta alle 5.40 del 13 marzo. Allarme dato dalla polizia penitenziaria. Sul posto il 118 ma non c’era più nulla da fare".

Ma la famiglia non crede al suicidio. Due gli esposti presentati alla magistratura. "Non si sarebbe mai ammazzato", affermano i congiunti, anche sui social e chiedono "giustizia"."La verità verrà a galla - scrive il cugino Alessandro su Facebook -. Chi lo conosceva ricorda il sorriso di quel ragazzo dal cuore d'oro... Vogliamo sapere cosa sia realmente successo...". 

Sono stati sequestrati i video delle telecamere interne alla prigione e la cartella clinica del ragazzo. I familiari lanciano accuse ben precise, asseriscono che alcuni detenuti hanno sentito delle urla prima che in quella cella scendesse per sempre il silenzio. Che "ci sono testimoni...". E spiegano, tra l'altro, che il regime carcerario non era compatibile con le condizioni di salute del giovane, che "aveva bisogno di cure specifiche".

Sull'accaduto è intervenuta l'associazione "Sbarre di zucchero" con una nota a firma di Monica Bizaj, Micaela Tosato e Marco Costantini. L'associazione riferisce "di una vibrante protesta da parte dei detenuti, quando la voce del decesso di Patrick è giunta alle loro orecchie".

Dice lo zio Fabio: "Mio nipote amava la vita e la libertà e non avrebbe fatto mai un gesto del genere; era il ragazzo più buono del mondo e non avrebbe fatto mai del male a nessuno; chi ha fatto del male a mio nipote (…) non deve avere mai pace nella vita, perché prendersela con un ragazzo indifeso e con 9 patologie è solo da codardi. Ci sono registrazione delle urla di mio nipote e più tre testimoni che hanno visto quello che gli facevano mentre era legato. Mia sorella ha visto al figlio, perché purtroppo anche lei sta nello stesso carcere dove stava il figlio, e quando glielo hanno fatto vedere mio nipote non aveva la faccia nera né graffi sul viso e né sulle mani, ma aveva il giubbino strappato, maglia strappata...".

"Patrick - fa presente l'associazione in una nota - era cresciuto coi nonni materni, ai quali era stato affidato e, da una relazione medica, abbiamo appreso che era affetto da ipoacusia bilaterale, che aveva causato deficit di linguaggio ed apprendimento, iperattività ed ansia da separazione, per la lontananza dalla madre detenuta, ed era stato riconosciuto dalla Asl di Teramo, già nel 2012 quando aveva solo 8 anni “minore invalido con difficoltà persistente a svolgere compiti e funzioni proprie della sua età” ". 

Sbarre di Zucchero "si unisce quindi al grido di dolore della sua famiglia, chiedendo che sia fatta luce sulla morte di un ragazzo che aveva tutta la vita davanti".

Intervento anche della "Casa del popolo": "Di fronte alla morte di un ventenne, le cui cause e responsabilità sono tutte da chiarire, e di fronte all'ennesima morte in carcere noi non staremo in silenzio e andremo fino in fondo al fianco della sua famiglia che ha deciso di combattere affinché la sua morte non resti solo un numero di quella statistica nera dei suicidi in carcere". E annuncia che "sabato 15 marzo nel presidio in piazza Orsini, alle 17, ci sarà un sit in organizzato per parlare di repressione ed estradizione di Ilaria Salis e Anan Yaeesh e sarà affrontato anche il caso di Patrick".

Nel frattempo è stata eseguita l'autopsia... "Ci conforta molto apprendere che dall’esito degli accertamenti disposti sul corpo del povero ragazzo si evidenzia che il decesso è avvenuto per asfissia. Questo mette a tacere voci insinuanti ed illazioni davvero gravi ed irricevibili che abbiamo sentito purtroppo girare", dichiara Giuseppe Pallini, segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. "La morte del povero giovane ci ha molto colpito ed espiriamo ai familiari il più profondo cordoglio. Chiediamo però, - dice il Sappe - in vista dei funerali ai quali parteciperanno anche parenti attualmente in detenzione, un adeguato cordone di sicurezza, con la partecipazione quindi anche delle altre forze di polizia, a fronte del clima di tensione che si è determinato". Donato Capece, segretario generale del Sappe, aggiunge: "Dicemmo fin da subito, quando emersero le prime voci incontrollate sulla morte del giovane, di attendere gli accertamenti della magistratura perché sapevamo e sappiamo con quale professionalità ed abnegazione si comportarono i nostri colleghi che lavorano nel carcere di Teramo. Avevamo evidenziato e ribadito che in molti avevano tratto giudizi affrettati, senza validi elementi e soprattutto senza alcuna prova. Il giovane è morto per soffocamento, e non per altro". 

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, scrive: "Non ho parole per quello che è successo, per l'ennesima vittima di un sistema di detenzione che dovrebbe essere una scuola di speranza e invece si conferma teatro di vendetta. Se il Governo non interviene continueranno a esserci suicidi. Una strage annunciata. Ministro Piantedosi, troviamo insieme un'alternativa. E' già troppo tardi!" 

I funerali domani, alle 15.30, nella chiesa madre di Mosciano Sant'Angelo (Te), partendo dall'obitorio dell'ospedale di Teramo. 15 mar. 2024

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