Coronavirus. Pescara. I commercianti: 'Flagellati dal Covid. Ripartenza difficile e piena di incognite'
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La crisi già esistente e il Covid-19 che, anche a Pescara, piomba come una bomba su ogni ambito dell'economia. Questa è la realtà attuale: i negozianti del centro, già flagellati dalla parabola discendente dei consumi, si apprestano ad affrontare la nuova riapertura prevista il 18 maggio con tantissimi dubbi e pochissime certezze.

David Piperno (foto verticale), proprietario dell'omonimo e noto negozio di abbigliamento, 18 metri quadri, nel cuore cittadino, parte all'attacco: "Per ora sappiamo solamente che non è arrivata né la cassa integrazione, né i 600 euro previsti, né tantomeno i 25.000 euro (da restituire poi ovviamente) che lo Stato, rivelatosi totalmente assente, aveva promesso di dare. Non abbiamo linee guida, ma sembra che lunedì prossimo potremo riaprire i negozi. Noi il nostro, intanto, l'abbiamo fatto: abbiamo provveduto alla sanificazione del locale, abbiamo messo i nuovi filtri all'impianto di condizionamento, abbiamo acquistato la colonnina per la distribuzione del gel per le mani e acquistato mascherine e guanti. Ovviamente tutto sulle nostre spalle. A questo punto siamo in attesa di avere informazioni importantissime, come per esempio quante volte e cosa andrà sanificato".

"Ad esempio - prosegue - non sappiamo ancora se dovremo operare la sanificazione degli abiti e quante volte dovrà accadere. Calcolando che per la sanificazione del negozio l'operazione costa 1 euro al metro quadrato, se dovessimo farla fare ogni giorno, con le possibilità economiche attuali non avremmo motivo o possibilità di alzare la serranda la mattina. Per questo abbiamo bisogno di aiuti reali, soldi reali da parte dello Stato, altrimenti non si potrà andare avanti. Inoltre, non credo assolutamente - prosegue sconfortato - che l'afflusso sarà simile al passato, anche perché stanno girando sempre meno soldi".

"Abbiamo chiuso prima della data del lockdown - ricorda - per una questione di coscienza: non potendo avere lo stesso atteggiamento di sempre con i nostri clienti, che spesso sono amici, non ce la siamo sentita di andare avanti. Dopo un periodo iniziale di stop abbiamo attivato un servizio di videochiamata su prenotazione su Whatsapp per far guardare i nostri capi d'abbigliamento e acquistarli con consegna gratuita direttamente a casa".

Diverse problematiche logistiche, ma stesse perplessità vengono espresse anche da Emiliano Ferraro (vedi foto), uno dei titolari dell’Antica Panetteria Alessandra, storico ristorante nel cuore del capoluogo adriatico: "In un locale come il nostro nel quale ci sono al massimo 30 coperti, per garantire il distanziamento sarei costretto a poter far sedere solo 10 persone, mantenendo le stesse spese di personale e quindi sarebbe il collasso - spiega -. La soluzione per quanto ci riguarda sarebbe che il Comune di Pescara ci concedesse a titolo gratuito la possibilità di utilizzare il suolo pubblico per allargare la pizzeria all'esterno, recuperando così dei coperti".

"Noi - prosegue - paghiamo l'affitto dello stesso locale, precisi ogni mese da ben 40 anni. Abbiamo provato quindi a chiedere un abbassamento del canone ai proprietari, ma loro non ci sono venuti incontro. Come possiamo, pretendere che lo Stato ci aiuti, se neanche tra cittadini ci si viene incontro in questo momento di grande difficoltà? E per fortuna noi abbiamo la panetteria che ci ha consentito di far entrare qualche guadagno in questi mesi, ma viaggiamo al 5% del fatturato sostenendo le stesse spese. Non si può andare avanti così".

Fernando Errichi

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