Sequestro di beni per 4 milioni a società di Lanciano: il Riesame annulla provvedimento

Presunta frode fiscale di 4 milioni di euro sull’Iva: i giudici del Riesame di Chieti annullano il sequestro preventivo di beni per pari ammontare, su 18 milioni di fatturato, ad una società petrolifera con sede in via per Treglio a Lanciano (Ch).

Operazione della Finanza effettuata a fine novembre e che ha indotto Tribunale e Procura di Lanciano ad intervenire col poderoso sequestro. La decisione del Riesame c’è stata l’altra sera con l’immediato dispositivo di sentenza a cui seguiranno le motivazioni. Contro il provvedimento era stato avanzato ricorso da parte dei legali dei due responsabili della società nel mirino delle Fiamme Gialle, gli avvocati Cristiano Maria Sicari e Augusto La Morgia che si sono visti accogliere appieno le loro considerazioni.

"Ricorso che si fondava sul materiale di indagine non significativo per giungere al sequestro – spiega l’avvocato Sicari -. Provvedimento di grande portata che poteva avere effetti devastanti sulla società con il rischio chiusura". L'azienda in questione ha 9 dipendenti, oltre agli amministrativi, e il pericolo di licenziamenti era concreto. Col sequestro di varie proprietà erano stati fermati anche i mezzi per autotrasporto e così gli autisti non avrebbero potuto lavorare. Il ricorso ha puntato sulla mancanza di pericolo e presupposti non certi per giungere al sequestro di beni, quindi alla sicurezza dei posti di lavoro. La difesa ha così argomentato l’insussistenza e responsabilità sulle false fatturazioni. In base all’indagine, che resta e va avanti, l’indebita detrazione di Iva è relativa agli anni 2019 e 2020.

Gli indagati sono un uomo e una donna, L.A. ed E.B., amministratori della società per il commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi e lubrificanti per autotrazione, di combustibili per riscaldamento, vendita e distribuzione carburanti. Nella verifica fiscale sarebbero stati raccolti elementi tali da ipotizzare che la società avesse detratto l’Iva per un ammontare pari al valore del sequestro e riferibile a fatture per operazioni inesistenti emesse da altri operatori. A fine indagini la Procura ha chiesto e ottenuto il sequestro di beni mobili ed immobili, tra cui 5 terreni, 6 immobili, 7 automezzi 11 rapporti finanziari per un valore stimato in oltre 680 mila euro. Durante gli accertamenti la Finanza ha verificato che la società aveva effettuato acquisti di carburante da varie società fornitrici che commercializzavano i prodotti petroliferi senza pagare l’imposta Iva.

Le stesse sono state individuate come società cartiere o filtro create ed interposte da organizzazioni criminali dedite alla realizzazione di frodi Iva sui carburanti. Con questo sistema la società sarebbe riuscita ad acquistare il prodotto a prezzo inferiore al valore normale attraverso il ricorso alla sovrafatturazione del prezzo così da renderlo apparentemente in linea con quello di mercato in quanto veniva caricato delle spese di trasporto; invece erano sostenute dall’acquirente al quale venivano restituite al momento della consegna con denaro contante o con il riaddebito. Presunto reato dichiarazione fraudolenta con fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. 12 dic. 2022

WALTER BERGHELLA

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