Omicidio D'Eliseo a Lanciano. Il marito imputato rinforza la difesa e ingaggia perito di fama nazionale

A venti giorni dall’inizio del processo in Corte d’ Assise a Lanciano (Ch) per la morte della collaboratrice scolastica Anna Maria D’Eliseo, 60 anni; il marito Aldo Rodolfo Di Nunzio, 72 anni da compiere il 6 giugno, imputato di uxoricidio, rinforza il collegio di difesa e all’avvocato aquilana Silvia De Santis affianca il lancianese avvocato Alberto Paone.

Difesa che ha pure nominato perito di parte il fonico forense di fama Marco Perino, di Ivrea, titolare dello studio Prosuono, più volte consulente della trasmissione televisiva Quarto Grado, su Rete 4, che si è occupato di molti gialli, tra cui la strage di Erba e del rapimento di Kata, la bambina peruviana scomparsa a Firenze lo scorso 10 giugno.

Insomma, si prevedono battaglie tecniche al processo che inizia il 10 maggio. Di Nunzio è finito in carcere lo scorso 11 gennaio, inchiodato dall’audio del sistema di video sorveglianza dell’abitazione in località Iconicella, dove è avvenuto il delitto. Sonoro che, in alcuni frammenti, rivelerebbe, in drammatica sequenza, il disperato grido d'aiuto della vittima durato sei secondi: “No, noo, lasciami, no. Lasciami”. E ancora “aaah, aah, uah”.

Dopodiché le urla si affievoliscono in gemiti appena percettibili. Gemiti di morte registrati esattamente alle 13.06 del 15 luglio 2022 giorno dello sconcertante e ancora presunto assassinio.

Per la difesa dell’ex vigile fuoco su quella perizia redatta dal perito informatico aquilano Christian Franciosi c’è riserva e la si ritiene discutibile. Dunque ci sarà scontro in aula considerato che proprio per quell’audio Di Nunzio venne repentinamente arrestato 2 giorni prima che scadesse l’indagine, dopo due proroghe concesse al gip.  Dopo che per un anno e mezzo l’inchiesta si è mossa a doppio taglio tra suicidio e omicidio, il procuratore capo Mirvana Di Serio ora è netta nell’accusa; omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio. Per la Procura l’imputato quel giorno ha afferrato al collo la moglie e con l’utilizzo di un filo elettrico di colore giallo-verde, diametro 2,5 millimetri, l’ha strangolata all’interno della cantina – garage della loro villa.

Di Nunzio attende il processo nel carcere di Teramo dove è stato da poco trasferito da Lanciano e dove i difensori gli hanno fatto visita.

“Piange, ripete la sua innocenza e vuole uscire - dice l’avvocato Paone -.  Gli hanno cambiato sezione e ora si sente più tranquillo rispetto a quella precedente con detenuti che gli creavano problemi”. Parti lese i 5 figli, patrocinati dall’avvocato Elisabetta Merlino. Sui nuovi riscontri probatori emersi a gennaio il gip aveva firmato l’ordinanza cautelare in carcere contro l’ex vigile del fuoco. L’aveva invece respinta la scorsa estate, e dopo di lui anche il tribunale del Riesame dell’Aquila basata su perizie tecniche del Ris eseguite sui cavi elettrici trovati intorno alla gola della vittima.

Il teorema accusatorio dà inoltre conto della circostanza che nella cantina -garage c’ erano solo loro due. E poi il fatto che Di Nunzio avrebbe pure ostacolato le operazioni di soccorso omettendo l’immediata chiamata al 118, giunta alle 13.24, come confermato dalla stessa perizia informatica. Ai soccorritori l’indagato non ha neppure acceso la luce della rimessa dove giaceva il corpo senza vita dellamoglie. I nuovi elementi sono alla base di quelli già analizzati nell’immediatezza del delitto ma poi maggiormente sviluppate. Per l’accusa la complessiva condotta di Di Nunzio si qualifica come azione finalizzata a porre termine alla vita della moglie. 21 apr. 2024

WALTER BERGHELLA

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