di Marco Tabellione

Prose da un pittore, si potrebbero definire così i racconti di Vinicio Verzieri pubblicati in una raccolta dal titolo Superamento. E in effetti Verzieri adotta per i suoi racconti una visuale potremo dire della simultaneità che dà vita a delle narrazioni davvero inedite ed originali. Un modo di raccontare atipico, che risente come detto della visione atemporale del pittore e questa vocazione è ben esplicata nell'inizio di uno dei racconti, “Verso il principio”, tutto basato sul tentativo di dare credito al sogno e al pensiero e alla loro capacità di porsi in maniera dialettica rispetto alla realtà; quella dimensione onirica, ultra-reale che in un altro racconto Verzieri chiama “il mio primordiale” e che comunque considera ancora lontano da raggiungere. Non per niente nel racconto l’autore constata amareggiato la totale assenza di ciò che egli chiama “il linguaggio dell'infinito”, e che probabilmente tradisce nell’ottica dello scrittore un bisogno di assoluto che la realtà contingente non riesce a soddisfare.

Nella sua postfazione al libro Gianni Caccia parla di lentezza riflessiva preferita alle esigenze narrative, riferimento al pensiero forse anche immaginativo che è ovviamente nelle corde di Verzieri, visto la sua prioritaria vocazione di pittore. E forse proprio da questa visione, da questa ottica che non è quella dello scrittore, ma è quella del pittore, che Verzieri riesce a trasformare i suoi testi da narrativi a potremo dire riflessivi, se non polemici, sicuramente critici rispetto ad una visione dell'esistenza materialistica e limitata all'interesse utilitaristico, una critica della società, dei rapporti, delle comunicazioni, una critica dall'alto della quale, come recita il titolo, Verzieri auspica il superamento. 

E come lo stesso Verzieri conferma nella prefazione, la sua maniera è propria di chi in realtà sembra voler andare oltre tutte le letterature, una volontà di superamento appunto, di oltrepassamento della tradizione, ma soprattutto della banalità quotidiana. Insomma la prosa di Verzieri si mostra come una nuova proposta di scrittura, ancora incerta, ancora in fieri ma decisamente avviata a rivalutare l'aspetto immaginativo su quello narrativo. Molti i racconti originali e di estremo interesse, in cui Verzieri cerca di descrivere un uomo nuovo, un uomo forse di là da venire, forse già presente, presente in ognuno di noi, un uomo che però fa fatica ad emergere, per vergogna, per paura, un uomo che invece Verzieri ha avuto il coraggio di denudare, smascherare, far uscire fuori. E da questo punto di vista le sue prose si impongono come piccoli esempi di un'avanguardia che, magari, chissà, potrebbe decollare presto. 

 Ogni racconto per questo si presenta come una piccola rivoluzione del senso e della comunicazione linguistica. Nel brano “Tre livelli” il piano sotterraneo dell’esistenza, quello dell’occultamento di se stessa al mondo, si presenta come forse il livello più alto e, per assurdo, il livello di conoscenza e di autentica proliferazione vitale. E infatti nel racconto successivo, “Bianco”, il bianco non è l’assenza di colori, non è assenza di vita, ma è nuvole, neve, e dunque volo e innalzamento. In alcuni brani la tendenza a descrivere, propria del pittore, prende decisamente il posto della narrazione, come in “Ciclo”, in cui Verzieri si diverte ad analizzare i movimenti di turisti in un piccolo paesino che si può raggiungere solo a piedi, Civita di Bagnoregio. E questa tendenza descrittiva piuttosto che narrativa risulta evidente anche in “Camminare”, in cui il peregrinare del narratore-descrittore forse diventa metafora della disposizione emotiva e intellettuale dell’autore. Addirittura si può dire che la narrazione vera e propria compare quasi in un brano solo, “Il ritratto”, guarda caso dedicato comunque ad un’esperienza di pittura. 

Altre volte l’intento è invece dichiaratamente polemico, come nei racconti “Città” e “Palazzo”, dove emerge l’asfissia di cui si sente vittima l’autore, a cominciare da quella provocata dalle architetture contemporanee sempre più caotiche e inglobanti. Insomma racconti, questi di Verzieri, forse più che da leggere, da vedere, racconti davvero dell’immaginazione e dell’immagine, nel senso che si impongono al lettore più come quadri da visionare, che da leggere o da ascoltare. In ogni caso una raccolta che vale la pena consultare per la sua forza espressiva e la sua originalità. 10 dicembre 2018

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