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Lanciano 50 anni fa ha rivoluzionato la scuola italiana dalla base. Ed è stato possibile tramite la “Scuola della totalità”, un esperimento didattico ideato da Nicola Bellisario (professore e politico lancianese e morto nel 2015), negli anni della ricostruzione morale degli italiani dopo la Seconda Guerra mondiale.

Sono le conclusioni alle quali si è giunti, nella sala di conversazione “Benito Lanci” a Lanciano, durante la presentazione del volume “La Scuola della Totalità, note su un esperimento pedagogico-didattico nazionale”, scritto dal figlio Gianluca e che non è “una semplice raccolta di ricordi attinenti al passato, riferiti ad una tipologia di scuola che non esiste più”, né si tratta "della semplice celebrazione del Suo ideatore”. (GUARDA IL VIDEO)

Nel libro e nell’esperienza vissuta all’istituto “Cesare De Titta” di Lanciano, centro dell’esperimento dal 1956 al 1976, nel progetto che dal 1958 fu riconosciuto di rilevanza nazionale dal ministero della Pubblica Istruzione e monitorato dal Centro Didattico Nazionale per i Licei, vi è molto di più, come hanno evidenziato le docenti Eide Spedicato Iengo e Lucia Genovese, rispettivamente di sociologia generale e sociologia della famiglia e pedagogia generale.

"Tale scuola, come suggerisce il termine totalità, - ha detto Genovese - si prefiggeva di essere il luogo che accoglieva e guidava gli allievi in un percorso formativo a tutto tondo, fondato sul rispetto delle caratteristiche e delle esigenze di ciascuno di loro e mirando a una piena formazione e allo sviluppo delle loro potenzialità, avendo come punto di riferimento ideale la pedagogia personalistica di Maritain. Le innovazioni caratterizzanti la scuola della totalità, nel loro investire allievi e docenti in funzione della loro formazione e non solo della loro istruzione, si distinsero per progettazione e gestione collegiale delle attività educative e didattiche nella scuola, che si avvalevano di schede bio-psicologiche grazie alle quali impostare e rileggere i percorsi curricolari e di un impegno collegiale. Tali percorsi organizzavano, in modo congruente alle finalità di formazione e di autoeducazione della persona, i tempi e gli spazi nella scuola; prevedevano materie culturali e materie elettive; contemplavano attività individualizzate e di gruppo; attribuivano alla valutazione una funzione formativa volta a sostenere e orientare oltre che accertare l’apprendimento degli allievi con abolizione di voti e di interrogazioni tradizionali e ricorso a attività miranti a verificare e accertare gli apprendimenti in modi meno fiscali e con forte attenzione agli aspetti di metodo".

"L’esperienza della totalità didattica del professor Bellisario - ha evidenziato Spedicato - abbracciava “il concetto di comunità, di socialità positiva e di bene comune” e così il libro “si presta a più di una lettura per due motivi: vuoi perché ripercorre le tappe più significative di una peculiare strategia pedagogica; vuoi perché supera lo spazio specialistico su cui è costruito e induce a riflettere sui “vuoti” etici, educativi e culturali della nostra società, che Nicola Bellisario si era impegnato a colmare". Per cui - ha aggiunto - “si adatta assai bene una riflessione di George Steiner che scriveva: ‘Noi siamo gli invitati della vita: imparare ad essere gli invitati della vita significa lasciare la casa in cui si è invitati un po’ più ricca, un po’ più umana, un po’ più giusta, un po’ più bella di come la si è trovata’. È questo il messaggio che ci lascia anche questo denso volume che ripercorre il cammino esistenziale e professionale di un Uomo dai profondi valori morali, politici, educativi”.

Emozionante poi che dalla platea degli intervenuti si è alzata la voce dell’esperienza vissuta cioè c’è stato il riscontro degli allievi, molti dei quali oggi professionisti affermati; dei docenti che hanno preso parte da protagonisti, delle famiglie degli alunni che hanno frequentato quell’istituto negli anni della sperimentazione vissuta: le docenti Palma D’Agostino e Paola Bosco, con entusiasmo e un tratto di sana nostalgia, hanno tratteggiato le loro ore scolastiche, la gioia di correre a scuola e di essere felici di vivere l’ambiente scolastico anche di domenica!

L’autore, Gianluca Bellisario, psicopedagogista, presente in videoconferenza causa Covid, ha dichiarato: “La relazione, la reciprocità e l’empatia, guidarono mio padre, lo condussero e lo sostennero – insieme alla sua ferma e solida fede in Dio – in un costante slancio verso “l’altro” in un’esistenza basata sull’ascolto e sull’accoglienza come strumenti necessari ed indispensabili per poter offrire il proprio contributo, di Uomo e di cristiano, allo sviluppo delle società ed alla promozione umana in ogni accezione positiva possibile. Egli - ha sototlineato - aveva ben chiaro che “l’ultimo” (il più disagiato, il più povero, il più sofferente, il più emarginato) costituisse il più autentico punto di partenza per poter realizzare la sua azione pedagogica e formativa in favore della promozione di una resilienza personale e collettiva che portasse all’illuminazione delle coscienze e, quindi, mirasse al perseguimento di una libertà interiore “incondizionata”, quindi scevra da ogni strumentalizzazione che le condizioni sociali potessero imporre”. L’esperienza de “la Scuola della Totalità, per un ventennio, - ha concluso - è stata una delle occasioni che Bellisario ha saputo cogliere, nella sua intera esistenza, insieme alla politica ed alla professione, per poter ‘insegnare ad imparare’ la libertà interiore come elemento essenziale per la piena realizzazione dell’essere umano e, quindi, lo scopo della sua stessa esistenza".

ALESSANDRO DI MATTEO

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