Uno straordinario lavoro di ricerca, un percorso portato avanti con la volontà e con l’emozione di ricostruire un pezzo della storia di Lama dei Peligni (Ch) e non solo. Dalla fine dell’800 all’8 settembre 1943 per proseguire dopo la Liberazione.

Un cammino tra le storie di famiglie lamesi, foto, documenti, lettere, racconti e voci soprattutto di donne. “Le figlie della roccia” è il titolo del libro di Maria Saveria Borrelli, il secondo dopo la “Resistenza taciuta”. Borrelli, nata a Lama dei Peligni, ha scelto di continuare a “scavare” e stavolta non solo negli archivi e nelle biblioteche ma anche e soprattutto nei ricordi, di quelli della sua famiglia e delle tante che hanno vissuto ai piedi della Majella. La prigionia, la fame, lo sfollamento, le fughe ma anche la forza, il coraggio, il desiderio di riscatto e di libertà soprattutto nelle donne che anche questa volta sono le protagoniste di un racconto intenso e appassionato.

“Maria Saveria Borrelli chiama le donne della Majella figlie della roccia – scrive la scrittrice Giulia Alberico nella postfazione - e questa definizione è polisemica, vale per l’appartenenza al territorio montano ma vale anche per definire la loro granitica forza. Resistettero, spesso anche sole e isolate a privazioni, lutti, prevaricazioni, povertà ma resistettero, in una parola scelsero da che parte stare”.

E Maria Saveria nel nome del coraggio e della forza delle donne ha scelto non solo il suo paese natio ma anche il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne, per presentare il volume. (GUARDA VIDEO)

“Il passato credo possa ancora insegnare e far riflettere. Le donne allora come oggi si trovano a combattere un pensiero e un atteggiamento patriarcale e di possesso che purtroppo le vede spesso soccombere – commenta la Borrelli – morire, come Giulia, per mano di un uomo, questa volta di un ragazzo di 22 anni che non ha accettato un no, che non ha accettato di vedere una ragazza che vuole solo vivere la sua vita libera di scegliere. Ho voluto dare voce a donne che mai si sono rassegnate, che hanno combattuto con tutti i mezzi per affermare il loro diritto a esistere prima di tutto come persone e oggi questa battaglia è ancora drammaticamente aperta, un cammino faticoso macchiato dal sangue di vittime incolpevoli ma è un cammino che dobbiamo fare tutti insieme, con gli strumenti giusti, dell’educazione e della cultura, per mettere fine alle morti e per affermare davvero la parità di genere”. 23 nov. '23

Servizio di PINA DE FELICE e MASSIMILIANO BRUTTI

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