Truffa milionaria alla Honda Italia: altri due imputati a giudizio. E sono sette

Altri due, e sono complessivamente sette, a processo per la truffa, da 10 milioni di euro, compiuta ai danni della Honda Italia Industrie Spa dal 2007 al 2012. Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Lanciano (Ch), Riccardo Audino, ha infatti rinviato a giudizio gli imputati le cui posizioni erano state in precedenza stralciate per ragioni di salute. Si tratta di Antonio Di Francesco e Giovanna Piera Maesa: quest'ultima è la moglie di Silvio Di Lorenzo, principale imputato, ex vice presidente di Honda Italia e direttore dello stabilimento di Atessa per circa 30 anni, dalle cui gesta è scaturito il procedimento penale. La prima udienza è fissata al 29 maggio. Contestata ai due anche l'associazione per delinquere.

Che, invece, in precedenza un altro gup di Lanciano, Marina Valente, che ha valutato le posizioni dei primi sei imputati, aveva ritenuto non ci fosse. Nella prima tranche era stato deciso il processo, che ci sarà il prossimo 12 marzo, per lo stesso Di Lorenzo, per i figli Matteo Romolo e Francesco e per i manager di note aziende dell'indotto, ossia Pietro Rosica e Gabriele Domenico Scazzi. Complessivamente erano otto le persone coinvolte. Ad uscire dall'inchiesta è stato l'imprenditore Isaia Di Carlo che rispondeva solo dell'associazione per delinquere. 

La Honda, parte civile, chiederà danni all'immagine per un milione di euro. Il risarcimento per la presunta truffa viene invece portata avanti nel procedimento in corso dinanzi al Tribunale delle Imprese dell'Aquila dove il caso è stato inizialmente denunciato, prima di approdare alla Procura di Lanciano.

Secondo il pm Francesco Carusi, Di Lorenzo prospettava inesistenti necessità di strategie aziendali e governance, a volte da lui imbastite, per "dirigere l'esecuzione di beni e servizi", anche senza contratto, con società create e che facevano capo a lui tramite prestanome. La Honda avrebbe subito rilevanti danni, con fatture, anche gonfiate, per far conseguire al gruppo ingiusti profitti aggirando le procedure. Di Lorenzo, che venne mandato via dal colosso nipponico, ha sempre sostenuto di aver agito correttamente nello stabilimento di cui era ai vertici. 

 
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