Incidente alla Esplodenti Sabino di Casalbordino: tre morti. Vittime di Lanciano, Casalbordino e Palata

Nuova esplosione e nuova tragedia nella fabbrica Sabino Esplodenti a Casalbordino (Ch). E' successo dopo dopo le 12.

Un tremendo boato, udito anche a chilometri di distanza, quindi la strage. Sul posto vigili del fuoco, sanitari del 118, polizia e carabinieri e vigili urbani oltre agli artificieri.

L’incidente - rende noto l’azienda - "si è purtroppo verificato durante la normale fase di lavorazione di munizionamento, eseguito per conto dell’Agenzia Industrie Difesa, nonostante l’adozione delle cautele e applicazioni più severe previste dalla normativa sulla prevenzione degli infortuni". Non si sa ancora cosa sia di preciso accaduto.

Le vittime sono tre e sono Gianluca De Santis, 43enne, di Palata (Cb) che lascia moglie e due bimbi; Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano (Ch), e Giulio Romano, 56 anni, residente a Casalbordino (Ch). Che - viene ancora puntualizzato dalla ditta di esplosivi - erano "esperti formati e informati dei rischi connessi allo svolgimento delle loro mansioni". 

L'azienda si occupa, dal 1972, di "demilitarizzazione, recupero, trasporto, smaltimento e distruzione di esplosivi, consulenza per le bonifiche di terreni da ordigni bellici". Una settantina i dipendenti.

"Non sappiamo nulla, davvero. Non sa nulla neppure il presidente del Cda dell'azienda, Gianluca Salvatore, che è a Roma e che mi ha chiamato da lì per dimi dell'incidente. Ma neppure lui sa cosa sia accaduto, in che parte dell'azienda, se ci sono feriti e quante vittime ci sono. Lì, in fabbrica l'accesso è inibito": così, nel pomeriggio, l'avvocato Augusto La Morgia, legale dei titolari della Esplodenti Sabino. Non risultano esserci feriti, pur se le ambulanze stazionano sul luogo della tragedia, in attesa della bonifica dei luoghi. Solo un lavoratore, colto da malore dopo l'infortunio, è stato portato in ospedale a Vasto (Ch).

Era il 21 dicembre 2020 quando, nello stesso stabilimento, uno scoppio causò la morte di tre operai. Ora si piangono altri morti sul lavoro. Omicidio colposo plurimo e disastro e danno colposo furono i reati ipotizzati per la tragedia dalla Procura di Vasto (Ch). Sott'inchiesta finirono in dieci. Oltre a loro, per illeciti amministrativi dipendenti da reato, venne anche la società. Allora persero la vita Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino (Ch); Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri (Ch), e Nicola Colameo, 46 anni, di Guilmi (Ch). Le vittime stavano effettuando operazioni di routine: stavano smaltendo diversi materiali, in particolare miscela incendiaria, polvere pirica, polvere nera, razzi di segnalazione, legna impregnata di Tnt, dotazioni nautiche, simulatori di colpo tipo kanonslag.  

Nel 1992 era invece morto il 48enne Bruno Molisani, ucciso dall'innesco di una spoletta che fu toccata da un mezzo meccanico in movimento. Nel 2009 in due rimasero feriti gravemente in una esplosione.

"Siamo sconvolti, una tragedia che ci strazia il cuore": Così il vice sindaco di Casalbordino, Carla Zinni. "Sono stata impegnata - spiega - in una riunione con la Prefettura a cui hanno preso parte anche le forze dell'ordine. La deflagrazione, di cui non sappiamo l'origine, è avvenuta in un'area interna ed è per questo scattato il Piano di emergenza interno. Tutta la zona è adesso sotto stretto controllo. Le operazioni, di bonifica e soccorso sono coordinate dai vigili del fuoco". Aperta un'inchiesta dalla Procura di Vasto (Ch). 

Piange e non riesce a nascondere la commozione per la tragedia che si è consumata oggi in paese, Filippo Marinucci, sindaco di Casalbordino. Dice: "Non è possibile... non è possibile, dopo tre anni si ripete. Stesse scene , stesso strazio, stesso numero di morti". Il primo cittadino ha disposto lo sgombero di diverse abitazioni che si trovano nei pressi dell'impianto, dato il rischio di altri scoppi. Diverse le famiglie evacuate e trasferite in albergo. 

"Ho telefonato - aggiunge - ai sindaci degli altri due comuni colpiti per fare loro le condoglianze. Mi ha chiamato il presidente della Regione, Marco Marsilio, per esprimere vicinanza e cordoglio, e anche i parlamentari della zona. Vero che in una fabbrica come questa, di esplosivi e polveri da sparo, l'incidente è dietro l'angolo, ma sconvolge. Dopo tre anni riviviamo lo stesso incubo. Dolore, lutti... Conoscevo Romano - fa presente - e ho parlato col fratello; la vittima lavorava qui da diversi anni". Ancora: "Aspettiamo gli accertamenti della magistratura, ora. E dobbiamo stare vicino alle famiglie delle vittime e anche di tutti i lavoratori, che sono una settantina. Noi qui abbiamo lottato per la difesa del lavoro e della sicurezza. La scorsa volta, con l'inchiesta in corso e la fabbrica chiusa e sotto sequestro, gli operai sono stati lasciati senza sostentamento per mesi: non avevano né stipendio né ammortizzatori sociali. Speriamo che non si ripeti. E ancor più drammatico - chiude - è sapere che domani ci sarà l'udienza preliminare, in tribunale a Vasto, per le vittime del 2020". Sono dieci gli imputati.

"Incredibile ma vero, è accaduto di nuovo! Sembra un film horror già visto. Nel 2020, in un’altra deflagrazione, avevano perso la vita altrettanti lavoratori e nel passato vi erano state altre situazioni simili con morti e feriti gravi. Si era detto mai più, invece ci risiamo. I lavoratori pagano con la vita un sistema di controlli che non funziona, che non previene e che non punisce chi li manda al massacro". Così in una nota il sindacato Usb Lavoro Privato Abruzzo e Molise, rappresentato da Romeo Pasquarelli. "Non dimentichiamo che un altro lavoratore di un’azienda dello stesso settore, nel Teramano, ha perso la vita nel mese di febbraio". Dall'inizio dell'anno 23 le vittime in Abruzzo; agosto mese nero. "Ribadiamo che la politica deve intervenire e crediamo, come abbiamo proposto a tutti i gruppi consiliari regionali il 4 dicembre dello scorso anno in occasione dello sciopero generale, che è necessario potenziare gli organici degli enti di controllo delle Asl e attuare una loro riforma profonda per non lasciare scampo a chi non rispetta le regole. Alle aziende che violano le leggi sulla sicurezza va sospesa l’attività e occorre prevedere accertamenti stringenti periodici: meglio lavoratori cassintegrati che defunti. Ribadiamo con forza che bisogna introdurre un reato specifico nella legislazione: il reato di omicidio sul lavoro. La politica piange e fotte, come si dice a Napoli, ma sulla sicurezza non fa nulla". 13 set. 2023

@RIPRODUZIONE VIETATA

totale visualizzazioni: 12485

Condividi l'Articolo