Lanciano. Danni per quasi 800 mila euro al mercato coperto, a processo l'ex gestore

Mercato coperto semidistrutto dall’ex gestore; con quest'accusa va a processo l'imprenditore italo - canadese Franco Orlando D’Alessandro, 71 anni, accusato dei reati di appropriazione indebita e danneggiamento.

Dopo la richiesta avanzata dal pm Francesco Carusi, il gup del tribunale di Lanciano, Giovanni Nappi ha rinviato a giudizio D'Alessandro per il prossimo 18 ottobre. La vicenda è riferita, con danni stimati per 781 mila euro, al 7 ottobre 2019, quando l’imputato abbandonò la struttura ortofrutticola dopo che era stato sfrattato dal sindaco Mario Pupillo, ora parte offesa e patrocinato dall’avvocato Antonella Fantini. Per un più veloce risarcimento danni il Comune è ricorso pure in sede civile. Inizialmente il caso è stato archiviato, ma il gip Massimo Canosa ha accolto l'opposizione del Comune e disposto ulteriori indagini. Con la precipitosa uscita di scena di D'Alessandro, che non voleva riconsegnare le chiavi del mercato dopo l'ingiunzione di immediato rilascio, Pupillo fece sfondare l'ingresso e trovò numerosi danneggiamenti e la sparizione di attrezzature.

Il pm elenca i danni partendo dall'impianto elettrico e di illuminazione, con l'asportazione e il danneggiamento dei corpi illuminanti oltre che dei cavi di alimentazione; quindi danni alla porta principale di accesso automatizzata, nonché appropriazione di elementi di copertura di due box di vendita, del gruppo refrigerato per il trattamento dell’area; problemi al sistema di adduzione idrica e di scarico dei bagni di servizio. Inoltre l’ex gestore, difeso dall’avvocato Roberto Ceroli, si sarebbe impossessato di alcune vetrate collocate sulla sommità delle pareti perimetrali, compresa le scale in ferro che permettevano l'accesso al piano sopraelevato. Avrebbe poi rovinato le controsoffittature sistemati nei box di vendita, non più utilizzabili. Tra i beni sottratti l’accusa dà conto anche di tutte le chiavi di accesso, di forni e arredi.

"Beni presi e danneggiati già esistenti all’interno dell’immobile – sostiene il pm - in cui lo stesso D’Alessandro ne aveva la gestione con convezione stipulata tra il Comune di Lanciano e la Summa Corporation srl". Il difensore Ceroli dice: "Ho presentato una memoria difensiva sull’infondatezza delle accuse. D’Alessandro non aveva la disponibilità giuridica del bene e come ha fatto a smontare gli arredi. Ad esempio l'impianto elettrico non è stato divelto perché funzionava prima e adesso. Chiariremo tutto". 09 feb. '22

Walter Berghella

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