
Un intervento di emergenza disposto da Comune e magistratura da un lato, l'accusa di una decisione sproporzionata e altamente traumatica dall'altro.
E' profonda la spaccatura tra le istituzioni e la famiglia di Pietro Loffredo, padre della piccola Fortuna, la bambina di sei anni violentata e uccisa nel 2014 al Parco Verde di Caivano (Na), dopo l'allontanamento dei tre figlioletti della coppia, di 7, 4 e 3 anni, trasferiti in una casa-famiglia.
Tutto è avvenuto ieri mattina alle 8.40 alla periferia di Lanciano (Ch), in contrada Iconicella, dove Pietro, 45 anni, vive con la compagna Giovanna Orta, 34 anni. (leggi qui)
Secondo quanto ricostruito dal Comune, la misura di tutela nei confronti dei minorenni è scattata a seguito di una relazione redatta dopo un sopralluogo congiunto compiuto il 10 settembre scorso dai carabinieri della Compagnia di Lanciano, dal Comune e dai servizi sociali municipali.
L'ispezione avrebbe fatto emergere criticità e condizioni abitative giudicate del tutto incompatibili con la sicurezza e il benessere psicofisico dei bimbi. "Gli uffici hanno ritenuto di intervenire e di assumere quel provvedimento — spiega il sindaco Filippo Paolini —. La famiglia ha la possibilità di rivolgersi al Tribunale per i minorenni per chiedere, qualora ne ricorrano le condizioni, la revoca del provvedimento".
Di parere opposto i genitori, che denunciano le modalità dell'operazione. "Sono arrivati qui e non mi hanno nemmeno dato il tempo di cambiare il pannolino al più piccolo. Ho chiesto che fossi portata anche io nella casa-famiglia, per stare con i miei figli", riferisce Giovanna Orta. La madre dei piccoli aveva preparato anche la valigia, ma non c’è stato nulla da fare. L’hanno allontanata mentre i bambini lasciavano l’abitazione insieme agli assistenti sociali. La donna afferma inoltre di avere chiesto un sostegno concreto per affrontare le difficoltà legate alla casa, che Loffredo ha acquistato e che sta mettendo a posto nei momenti in cui non è impegnato in lavori saltuari che svolge a Lanciano. "Sono venuto in questa città per dare un futuro diverso ai miei figli, allontanarli da Caivano dove ho vissuto una tragedia che non auguro a nessuno. Ma ora sofferenza su sofferenza. A Napoli ho altre proprietà ma ho preferito trasferirmi qui – dichiara Pietro -. I piccoli stanno subendo un trauma le cui ragioni non si comprendono".
"Davvero le condizioni dell’abitazione sono precarie? Ho chiesto che mi aiutassero a trovare un’altra sistemazione. Invece hanno preso i miei figli e se ne sono andati", rimarca Giovanna.
Ad occuparsi del caso sono gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, Rita Ronchi e Antonella Esposito, tutti del Foro di Napoli, legali della famiglia Loffredo. Hanno inviato una formale istanza di accesso agli atti e una richiesta di verifica urgente indirizzata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, al Comune di Lanciano e ai Servizi Sociali competenti. Non solo.
Questa mattina hanno trasmesso una istanza al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri della Giustizia, della Famiglia e dell’Interno oltre alle autorità garanti per l’infanzia. L'obiettivo è di visionare integralmente ogni documento, verbale e relazione redatta a seguito del sopralluogo del 10 settembre per contestare la fondatezza del provvedimento. "Faremo tutto quanto previsto dalla legge per ristabilire la verità e ottenere il rapido ricongiungimento dei bambini con i genitori, fino a coinvolgere sulla vicenda tutte le istituzioni nel rispetto dei valori e dei principi costituzionali", dichiarano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, sottolineando la "necessità di fare piena luce sulle procedure adottate e di tutelare prioritariamente il benessere emotivo dei tre piccoli". 18 sett. 2026
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Nella foto Loffredo con i suoi legali