Narcotraffico e 'ndrangheta, 35 in carcere. Dalla Calabria alla Sicilia, controlli anche in Abruzzo

Un'organizzazione ritenuta stabilmente inserita negli interessi della 'ndrangheta e capace di gestire l'intera filiera del traffico internazionale di cocaina, dall'importazione fino alla distribuzione in Calabria e Sicilia.

E' il quadro delineato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell'inchiesta che ha portato all'esecuzione di 35 misure cautelari in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Reggio Calabria.

Le indagini, condotte dai carabinieri di Palmi e di Gioia Tauro, si sono sviluppate attraverso due distinti filoni che hanno consentito di ricostruire l’intera filiera del narcotraffico: dall’importazione delle sostanze dal Sud America fino allo stoccaggio, al trasporto e alla distribuzione sul territorio nazionale.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli, oltre che di detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e numerosi altri reati, per un totale di 47 capi d'imputazione.

Secondo la ricostruzione della Procura, il gruppo criminale aveva due capi, detenuti, che avrebbero continuato a impartire direttive anche dal carcere, mantenendo i contatti attraverso familiari e collaboratori di fiducia operativi all'esterno. Durante la seconda fase delle indagini, figura centrale è risultato essere il figlio di uno dei due presunti capi, che avrebbe assunto il coordinamento delle attività di import e smercio della droga, avvalendosi di una fitta rete di corrieri e referenti sul territorio.

L'inchiesta, sviluppata in due distinti filoni, ha preso avvio dall'analisi delle comunicazioni criptate della piattaforma Sky Ecc, dalle quali sarebbe emerso un articolato sistema criminale attivo tra il 2020 e il 2021. Il  gruppo avrebbe organizzato numerose importazioni di cocaina dal Sud America sfruttando il porto di Gioia Tauro, con quantitativi ricostruiti superiori ai 300 chilogrammi. Alcune spedizioni sarebbero andate a buon fine, mentre altre sono state intercettate dalle forze dell'ordine attraverso sequestri. Nell'indagine compaiono anche alcuni operatori portuali che, secondo l'accusa, avrebbero favorito l'esfiltrazione dello stupefacente dai container.

La seconda fase investigativa, condotta tra aprile 2023 e luglio 2024, avrebbe confermato la piena operatività dell'associazione. Con telefoni criptati, corrieri insospettabili e staffette. Le consegne avvenivano sia in Calabria sia verso importanti piazze di spaccio, in particolare nelle province di Catania e Palermo, utilizzando veicoli forniti anche da autonoleggiatori ritenuti compiacenti.

Tra settembre 2023 e marzo 2024 c'è stato l'arresto in flagranza di quattro corrieri, sorpresi con oltre 25 chilogrammi di cocaina pura destinata allo spaccio.

Particolarmente rilevanti sono gli episodi intimidatori. Tra questi figura il tentato sequestro di persona ai danni di un acquirente palermitano, accusato di non aver saldato una precedente fornitura di cocaina. Il sequestro sarebbe dovuto avvenire nel corso di una finta consegna e aveva lo scopo di costringere il debitore al pagamento. L'azione è stata impedita grazie al tempestivo intervento delle forze dell'ordine.

L'ordinanza richiama anche altri episodi intimidatori. In una circostanza, gli indiziati avrebbero minacciato gravi ritorsioni nei confronti di alcuni clienti in ritardo con i pagamenti, evocando esplicitamente la propria appartenenza alla famiglia Alvaro. Proprio la reputazione della cosca avrebbe consentito al gruppo di imporsi nei rapporti con altre organizzazioni e di accedere ai circuiti del traffico internazionale di stupefacenti.

Tra i fatti contestati compare anche l'esplosione di colpi d'arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale. SIl gesto era finalizzato a costringere il titolare a interrompere la vendita di un prodotto ritenuto concorrente rispetto all'attività economica riconducibile a uno degli associati, imponendo così con la forza regole e interessi economici sul territorio.

Per la Dda di Reggio Calabria, l'associazione avrebbe operato per conseguire ingenti profitti dal narcotraffico, ma anche per rafforzare il potere della cosca Alvaro, garantendole risorse economiche e consolidandone il controllo sul territorio. Proprio per questo ai principali indagati viene contestata l'aggravante prevista dall'articolo 416-bis.1 del Codice penale, sia per avere utilizzato il metodo mafioso sia per avere agito al fine di agevolare una delle storiche articolazioni della 'ndrangheta reggina.

L’operazione ha coinvolto oltre 200 carabinieri dei Comandi provinciali di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori” di Calabria. 22 lug. 2026

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