Ricatto 'amoroso' a ragazza di Perano, 30enne di Altino condannato

Non voleva arrendersi a un sentimento non corrisposto e così ha pensato di mettere in atto, secondo le imputazioni a suo carico, azioni infarcite di minacce, ricatti e diffamazioni contro una ventenne di un paese vicino.

Per questo Ma. Gi., 30 anni, di Altino (Ch), venne arrestato dai carabinieri della compagnia di Atessa il 23 marzo 2021. A suo carico pure l'accusa di violenza sessuale. Vicenda ieri arrivata dinanzi al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Lanciano (Ch), Giovanni Nappi, che, col rito abbreviato, ha assolto l’uomo dall'accusa di stupro e l’ha invece condannato a 2 anni e 20 giorni di reclusione per lo stalking. Il pm Francesco Carusi aveva chiesto una pena a 4 anni e 6 mesi. L’imputato è difeso dagli avvocati Gaetano Pedullà e Lucia Di Battista che preannunciano ricorso in Appello.

L’uomo, operaio, si era innamorato della ragazza di 20 anni, residente a Perano, e a tutti i costi voleva una relazione, ma lei l’ha respinto, decisa, dopo una breve frequentazione di due mesi. Dopo il rifiuto, l’uomo aveva iniziato a tempestarla di messaggi su whatsapp chiedendo continui incontri e rapporti sessuali. Lei, messa allo stremo, anche psicologicamente, ha denunciato i fatti in caserma, nel momento in cui lo spasimante ha pensato di ricattarla, prospettandole la pubblicazione su internet di un falso video a sfondo sessuale, falsamente riconducibile a lei, qualora non avesse acconsentito alle sue richieste. In paese ha pure affisso manifesti diffamatori contro la vittima, in cui invitava le persone ad andare a guardare su internet e cliccare il nome della ragazza, di cui ha reso noto anche il numero di telefono. Ma il filmato sul web non c’era perché di fatto era inesistente. Certamente in tanti hanno pure provato a cercarlo in rete.

Durante le indagini e a seguito di perquisizione dell’auto dell’indagato, i militari hanno pure rinvenuto il pennarello utilizzato per scrivere i manifesti e la colla vinilica per la loro incresciosa affissione. "Sulla violenza - spiega l’avvocato Pedullà - la ragazza ha fornito dichiarazioni contraddittorie e inattendibili". Corposa è stata la memoria difensiva.

 L’uomo ha negato di avere affisso i manifesti e sostenuto che pennarelli e colla trovati in macchina li aveva da tempo e non li ha mai usati. Per impietosire la ragazza le disse di avere un tumore alla gola e di essere in ospedale prossimo a morire. 10 gen. 2023

WALTER BERGHELLA

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