
In circa duemila sono scesi in piazza questa mattina a Pescara per lo sciopero generale del 30 ottobre, indetto dall’Unione sindacale di base (Usb). La mobilitazione, che ha coinvolto 50 piazze italiane, ha visto la partecipazione di lavoratori, studenti, cittadini stranieri, associazioni.
Prima dell’inizio del corteo, una delegazione dell’Usb Abruzzo e Molise è stata ricevuta in Prefettura a Pescara. Nel corso dell’incontro sono state illustrate le richieste contenute in una lettera, con particolare attenzione al caro-vita, alle condizioni nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), ai ritardi nel rilascio e nel rinnovo dei permessi di soggiorno e alle difficoltà che ostacolano l’integrazione e l’accesso al lavoro regolare.
Tra le proposte avanzate dal sindacato figura l’attivazione, se non già operativo, di un Osservatorio popolare sui prezzi, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle associazioni dei consumatori, per monitorare l’andamento dei beni di prima necessità e l’impatto dei rincari su famiglie e lavoratori.
Sul fronte abitativo, l’Usb ha chiesto una collaborazione concreta con le istituzioni e gli enti locali per individuare immobili da destinare a progetti abitativi con canoni calmierati. A Pescara, secondo il sindacato, l’aumento degli affitti rende sempre più difficile trovare una sistemazione dignitosa, soprattutto per chi non dispone di adeguate garanzie economiche.
La delegazione ha inoltre sollecitato un confronto costante tra Prefettura e Questura per velocizzare le procedure relative ai permessi di soggiorno. I ritardi burocratici, sottolinea l’Usb, rischiano di lasciare le persone per mesi in una condizione di incertezza, ostacolando l’accesso al lavoro regolare e aumentando il rischio di precarietà, ricattabilità e sfruttamento.
L’obiettivo, ribadisce il sindacato, è costruire percorsi di autonomia attraverso l’accesso alla casa, la regolarizzazione dei documenti e l’inserimento lavorativo. "L’accoglienza non può limitarsi all’ospitalità nei centri: deve garantire casa, documenti, lavoro e diritti", è il messaggio lanciato dall’organizzazione.
L’incontro in Prefettura si è svolto, secondo quanto riferito dall’Usb, in un clima sereno e costruttivo.
Il corteo è stato aperto dallo slogan "Abbassate le armi, alzate i salari". E' partito da piazza Italia, dove hanno sede il Comune e la Prefettura; ha attraversato corso Vittorio Emanuele, per poi raggiungere piazza Unione e passare davanti alla sede della Regione Abruzzo. Successivamente ha proseguito lungo viale Marconi in direzione del parco dell’ex caserma Di Cocco, a Porta Nuova, dove era prevista la conclusione dell’iniziativa.
Imponente la presenza delle forze dell’ordine. Non sono stati segnalati problemi di ordine pubblico, mentre si sono registrati disagi alla viabilità, con la chiusura al traffico delle strade interessate.
In piazza anche il comitato dei familiari delle vittime della Esplodenti Sabino di Casalbordino, che si chiama "Disarmiamoci – Basta fabbriche di morte – Quanto vale una vita?", che si è costituito proprio per unire le famiglie colpite dalle diverse tragedie avvenute nello stabilimento e gli attivisti impegnati nella battaglia per la sicurezza sul lavoro.
Davanti alla sede della Regione Abruzzo, in piazza Unione, i familiari dei morti sul lavoro hanno rilanciato la loro richiesta: la chiusura dello stabilimento di Casalbordino (Ch), oggi Arca Defense Italy, teatro nel corso degli anni di ripetuti incidenti letali.
L'ultimo episodio è avvenuto il 9 luglio scorso. In quell’occasione ha perso la vita il caporeparto Carlo Piscopo, colpito da una scheggia, mentre un altro lavoratore è rimasto ferito. 30 ott. 2026
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