Lo stile italiano al tempo del Coronavirus

Siamo il paese del sole, del cibo e dell'accoglienza turistica. Differenti dal resto del mondo da sempre, dai tempi degli antichi romani, sempre rivolti verso il futuro, ottimisti e creativi. Popolo di poeti, di navigatori, di pittori, faccendieri e maghi nell'arte di arrangiarsi. Da sempre. Ed anche in un momento difficile, forse il più difficile, l'italiano non si arrende, lotta, cerca di rialzarsi e di andare avanti, migliorando il migliorabile, con il suo stile che tutto il mondo ormai gli riconosce.

In "Chi si ferma è perduto", film del 1960 di Sergio Corbucci, con Totò e Peppino De Filippo, i due protagonisti si ingegnano in tutti i modi per poter screditare il proprio rivale nei confronti dell'ispettore aziendale, l'unico che dovrà decidere chi è il più meritevole per una promozione. E così i due maestri della commedia dell'arte italiana inventano trovate bizzarre e a tratti inverosimili, in un susseguirsi di scherzi, dove l'unico comune denominatore è  screditare il proprio compagno, perché, come dice il titolo della commedia stessa, chi si ferma è perduto.

Oggi è ancora così. Virus si, ma mai pensare a rinunciare alla nostra essenza, al nostro modo di essere squisitamente diversi. In una parola di essere italiani. E così tutta l'Italia non si ferma, non si è mai fermata,  e ha iniziato una gara verso la speranza, verso la luce, che in fondo sta sempre alla fine del tunnel. Camici per medici fatti da Armani, le mascherine realizzate da Gucci, respiratori costruiti dalla Ferrari e per finire una spruzzatina di disinfettante Bulgari.180 aziende delle Camere della moda si sono messe insieme ed hanno creato due filiere per produrre due milioni al giorno di mascherine”. Tra queste, appunto, anche grandi nomi come Fendi, Armani, Gucci, Ferragamo, Celine, Valentino, Serapian Richemont. Prada, su richiesta della Regione Toscana, ha avviato nello stabilimento di Montone (Perugia) la produzione di 80mila camici e 110mila mascherine. Calzedonia ha riconvertito da ieri alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici. "Et voici un italian!".

Certo che gareggiare con dei respiratori marchiati Ferrari deve essere una brutta gatta da pelare per questo nostro nemico comune! Chi si ferma senza stile è perduto! 

Massimiliano Brutti

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