
"Superficialità" e un "caos totale in cui nessuno sapeva chi comandava" hanno caratterizzato la gestione dell'emergenza dopo il disastro dell'Hotel Rigopiano a Farindola (Pe) il 18 gennaio 2017. Tragedia in cui morirono in 29, sepolti sotto metri di neve, detriti e ghiaccio, per una valanga che ha schiacciato, devastato e spostato l'albergo.
Il sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, ieri ha descritto in modo severo quanto successo. Lo ha fatto nella requisitoria dell'appello bis in corso a Perugia. Intervento che proseguirà giovedì 20 novembre prossimo. Il pg ha chiesto condanne che ricalcano quelle già inflitte ai due tecnici della Provincia di Pescara, Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio. Imputati che hanno avuto 3 anni e 4 mesi mesi dalla Corte d'Appello dell'Aquila. Chiesta la conferma delle condanne anche per l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (2 anni e 8 mesi), e per il tecnico comunale Enrico Colangeli, 2 anni e 4 mesi (era stato assolto ni primo grado).
Il nuovo processo riguarda dieci imputati dopo che la Cassazione ha rinviato le loro posizioni a Perugia. L'appello bis riguarda anche sei dipendenti del servizio di Protezione civile regionale, assolti in primo e secondo grado dalle accuse di disastro, lesioni e omicidio colposi.
Barlucchi ha affrontato la questione della turbina spazzaneve, considerata fondamentale per la percorribilità della strada provinciale che conduceva all'hotel. "La turbina – ha ricordato – si rompe il 6 gennaio, il 7 viene portata dal meccanico, e poi non si fa nulla. Resta lì, dimenticata. È stato scelto di disinteressarsi e di affrontare le condizioni atmosferiche senza la turbina". Furono giorni impossibili per il freddo che lacerò l'Abruzzo, sepolto dalla neve e con vittime ovunque.
Per il sostituto pg "era possibile, e anche dovuto, ipotizzare quanto poteva accadere e occorreva provvedere alla messa in sicurezza. Cosa che doveva essere fatta – ha aggiunto – perché lo sapevano tutti che sarebbe venuta giù l'ira di Dio: era scritto su tutti i bollettini". Secondo l'accusa, già il 17 gennaio 2017, e non solo poche ore prima della slavina, la situazione meteorologica era chiarissima e avrebbe imposto interventi immediati, come la chiusura della strada per impedire agli ospiti di raggiungere la struttura e, soprattutto, la sua riapertura tempestiva la mattina del 18 gennaio, quando i clienti del Rigopiano, spaventati anche da una serie di scosse di terremoto, tentarono invano di mettersi in salvo. Ma rimasero in trappola, dato che l'unica arteria era bloccata da metri di neve.
"Finalmente è stata ristabilita la verità su quelle che sono state le responsabilità dei due funzionari della Provincia, oltre che della Provincia stessa". Così Rossella Del Rosso commenta la lunga requisitoria. La sorella del gestore dell'hotel, Roberto Del Rosso, tra le 29 vittime del crollo dell'edificio, si riferisce "in particolare alla sostituzione della turbina che era in dotazione del Comparto Nord, da Alanno a Scafa, e della quale i funzionari non si sono affatto interessati. Non solo, ma si sono ben guardati dall’avvisare la Prefettura di Pescara che la mattina del 18 non sapeva come stava la situazione. Mio fratello ha fatto tutto il possibile per salvare gli ospiti del suo hotel, ma nessuno gli ha dato ascolto". 18 nov. 2025
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