
"Non è destino quando manca la prevenzione. Non è fatalità quando gli allarmi non vengono ascoltati. Non è sfortuna quando la sicurezza diventa secondaria". Aspettando la sentenza dell’appello bis sul disastro dell'Hotel Rigopiano, attesa per oggi, 11 febbraio a Perugia, il dolore e la richiesta di giustizia delle famiglie delle vittime tornano a farsi sentire con parole dure e cariche di accuse.
A scriverle sui social è Mariangela Di Giorgio, madre di Ilaria Di Biase, di Archi (Ch), una delle 29 vittime della valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’albergo di Farindola (Pe) , sul Gran Sasso. Ilaria aveva 22 anni e lavorava come cuoca nella struttura. Un messaggio lungo e accorato, affidato alla rete alla vigilia di una nuova pronuncia giudiziaria, che respinge con forza la tesi dell’imprevedibilità dell’evento.
"Dietro quei nomi - viene fatto presente - c’erano progetti, sogni, promesse, una vita da vivere. C’erano lavori, vacanze, ritorni. C’erano genitori, fratelli, famiglie. C’era la normalità di una vita che non pensava di dover finire così", scrive la donna, ricordando come "se anche solo uno degli enti preposti avesse fatto il proprio lavoro, tutto ciò non sarebbe successo".
Nel mirino della madre di Ilaria finiscono omissioni e mancate decisioni: "Non si poteva prevedere il terremoto, non si poteva prevedere la tanta neve, ma si poteva evitare che l’albergo sorgesse in un posto non adatto, sotto un canalone. Si poteva evitare che la carta valanghe non venisse aggiornata. Si poteva evitare di avere turbine rotte in un luogo dove la neve era di casa. Si poteva evitare di far salire gli ospiti fino all’ultimo momento con quelle condizioni meteorologiche. Si poteva chiudere il resort in tempo e permettere ai dipendenti di tornare a casa".
Accuse nette, che chiamano in causa la gestione del rischio e la catena delle responsabilità: “Il dio denaro ha prevalso su tutto, fregandosene altamente della sicurezza”, scrive ancora, contestando l’idea che il disastro non fosse prevedibile. “Troppo facile dare la colpa alla natura, troppo facile affermare 'non era prevedibile'".
Quel giorno eral poco prima delle 17. Una valanga dal peso stimato di circa 120mila tonnellate travolse l’hotel, situato a 1.200 metri di altitudine, nel territorio di Farindola, sul versante pescarese. Nel resort quel giorno erano in 40 persone, tra cui quattro bambini. I morti furono 29: 11 dipendenti della struttura e 18 ospiti. I sopravvissuti furono 11.
A distanza di anni, il procedimento giudiziario continua a rappresentare per i familiari l’unico spazio possibile di riconoscimento del dolore e delle responsabilità. "29 persone non ci sono più. 29 famiglie sono state distrutte, annientate, polverizzate da quella maledetta valanga – scrive Di Giorgio – ma soprattutto da chi avrebbe potuto agire in tempo e non lo ha fatto".
"La tua mamma e il tuo papà stanno lottando con tutte le loro forze affinché la giustizia trionfi", aggiunge rivolgendosi idealmente alla figlia. "Nessuno purtroppo ci ridarà i nostri figli, ma almeno sia fatta giustizia".
La Corte d’Appello di Perugia è chiamata a pronunciarsi su una delle vicende più gravi della storia recente italiana. 11 febbr. 2026
SERENA GIANNICO
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