Giustizia in Abruzzo. 'Risolvere il problema dei tribunali di Lanciano, Vasto, Avezzano e Sulmona'

Le molteplici riforme entrate in vigore nel 2023 che hanno caratterizzato la Giustizia italiana, hanno caratterizzato l’apertura dell’Anno giudiziario del distretto della Corte d’Appello di L’Aquila (VIDEO INTEGRALE), riproponendo la questione legata al destino dei cosiddetti tribunali minori di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, nelle provine di L'Aquila e Chieti.

L’Italia si era impegnata, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) a ridurre, entro giugno 2026, del 40% i tempi di trattazione dei procedimenti civili, del 25% quelli dei procedimenti penali e del 90% il numero delle cause pendenti presso i tribunali e le corti d’appello civili.
Le statistiche mostrano, però, in modo impietoso come le riforme non stiano portando ad un miglioramento delle performance e abbiano anzi causato una diminuzione della capacità di aggressione dell’arretrato rispetto al triennio 2017-2019. I numeri di queste statistiche, nella realtà concreta degli operatori del settore e dei cittadini si trasformano in gravi disservizi quotidiani e in un’ulteriore compromissione del diritto di accesso alla giustizia.
Occorrono dunque delle risposte concrete su quale dovrà essere la sorte dei quattro tribunali abruzzesi.

Uno spiraglio positivo è arrivato da Gaetano Campo, capo Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi del ministero della Giustizia, che ha annunciato rinforzi, sotto l’aspetto organizzativo, che operativo, destinati ai tribunali italiani, e con essi ha lasciato aperta la porta a possibili soluzioni per superare la "precarietà", che caratterizza la vita dei tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto.

Ne vale dell’efficienza della giustizia, che oggi deve affrontare in maniera più incisiva e celere nuovi reati (Codice Rosso, innanzitutto, che nella nostra regione, come riportato in un altro articolo, sono in aumento, ndr), ma anche per contrastare le infiltrazioni di organizzazioni criminali in Abruzzo. Lo ha sottolineato Alberto Sgambati, procuratore generale della Repubblica facente funzioni presso la Corte di Appello, che nel suo intervento ha parlato di “cronica carenza di magistrati e di personale”. Il che vuol dire che si è lontani da creare una rete tra le otto Procure abruzzesi per osteggiare adeguatamente questi delitti.

Anche l’Associazione Nazionale Magistrati, per mezzo di Roberta D’Avolio, presidente distrettuale dell’Anm, ha chiesto soluzioni per superare lo stato di empasse. Nel suo intervento ha esordito, affermando: “Mi associo al pensiero del procuratore generale con riferimento merito al nostro distretto. Appare doveroso sottolineare come le numerose proroghe per i quattro tribunali abruzzesi di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, disposte all’indomani della Riforma del 2012 che ne prevedeva la chiusura, in assenza di contestuali previsioni di riaperture delle piante organiche e predisposizione di mezzi e di risorse abbiano creato un vulnus nel buon funzionamento degli uffici giudiziari, con pesanti ricadute sugli utenti. Ciò sia a discapito dei quattro tribunali, che di quelli di L'Aquila e di Chieti. Al di la delle scelte politiche che vorranno compiersi e sulle quali non vogliamo interferire, sia che si evolvevano a mantenere i presidi territoriali per garantire la giustizia di prossimità, che si dirigano alla costituzione dei tribunali medio grandi nell’ottica della efficienza e del contenimento delle spese, come previsto nell’originario disegno del legislatore, ciò che auspichiamo è un intervento risolutivo che superando l’attuale regime intervento di proroga, dia certezza, in un senso o nell’altro, per garantire una programmazione e un migliore utilizzo delle risorse del sistema giustizia".

Sul tema tribunali minori anche Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, la più antica in Italia, e che quest’anno compie i 60 anni di attività. "Non posso esimermi dal toccare il tema della geografia giudiziaria, che nel nostro distretto, continua ad essere di bruciante attualità – ha esordito -. Diversamente dagli anni trascorsi, il nuovo Governo, ci ha consegnato un metodo diverso di gestione del problema, ma continua ad esserci una forte resistenza alla soluzione del problema sul piano degli organici e su questo non poche sono le responsabilità di alcuni capi di uffici accorpanti che non gradiscono le proroghe, ma credo non gradiscano un ripensamento della geografia giudiziaria in chiave diffusa e prossima. Il territorio della nostra regione è fortunatamente ampio e ricco di diversità, ma per queste ragioni ha spesso attirato persone che nulla hanno anche a che fare con il progresso delle nostre realtà costiere e montane. Desertificare la legalità in alcuni territori significa dimezzare la capacità di resilienza di quelle realtà locali, a fenomeni criminali ormai evidenti che solo una giustizia efficiente e prossima, insieme ad un recuperato senso del bene comune da parte dei cittadini, possono impedire di radicarsi. Occorre - ha sottolineato Di Marco - che i progetti di legge in corso di esame trovino la massima condivisione dando prova di un vero interesse ad una giustizia abruzzese modello anche per altre realtà del Paese. Non vorremmo spiegare sin d’ora ai ragazzi che si accingono a iscriversi alle facoltà di Giurisprudenza del nostro Paese, che potrebbero doversi abituare all’assenza dell’avvocato in aula o forse anche a quella del giudice ed alla lontananza del palazzo di giustizia. Potrebbero ben presto doversi abituare all’assenza di giustizia".  01 feb. 2024

FILIPPO MARFISI

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