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"Mi piace aprire questa cerimonia con il ricordo di un giovanissimo magistrato abruzzese vilmente sottratto alla sua famiglia e al Paese 44 anni fa. Domani ricorre l'assassinio del giudice Alessandrini".

Così la presidente della Corte d'Appello dell'Aquila, Fabrizia Francabandera, questa mattina all'apertura dell'Anno giudiziario in Abruzzo. Subito un pensiero al giudice Emilio Alessandrini, ammazzato a Milano, a colpi di pistola, in un atto terroristico avvenuto il 29 gennaio 1979, ad opera di militanti dell'organizzazione di estrema sinistra "Prima Linea". La presidente ha quindi continuato con la propria relazione, soffermandosi sulla figura del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che "per fortuna di questo Paese è ancora il baricentro dell'unità nazionale". 

'SUBITO NOMINA MAGISTRATI IN UFFICI'

"Al Consiglio superiore della Magistratura - ha detto Francabandera - chiediamo di voler provvedere con tempestività alle nomine dei vertici degli Uffici abruzzesi e alla copertura delle vacanze: mancano ormai all’appello da troppo tempo, il presidente del Tribunale di L’Aquila, le cui delicate funzioni sono ben noti; tre procuratori negli uffici giudiziari di Chieti, Sulmona e Avezzano e il presidente della sezione civile della Corte. Oggi è privo di presidente anche il tribunale di Avezzano, mentre gli uffici di Vasto a giorni saranno privi di entrambi i vertici". 

'AFFRONTARE DEFINITIVAMENTE TEMA ACCORPAMENTO TRIBUNALI LANCIANO, VASTO, AVEZZANO E SULMONA'

"Bisogna affrontare -afferma la relazione - il tema dell'accorpamento, che interessa ben sei tribunali e sei procure, tra accorpanti e accorpandi - che è già da tempo operativo soprattutto per quanto riguarda le piante organiche del personale amministrativo. Si parla dell'ennesima proroga dell'ultima ora che si aggiungerebbe alle precedenti. Lo stato di precarietà in cui operiamo da anni, fattore di oggettiva inefficienza, richiederebbe, invece, a distanza di dieci anni dalla legge che dispose l'accorpamento, una scelta definitiva, fondata sulla piena conoscenza dei problemi di questo Distretto". I tribunali in questione sono  Lanciano e Vasto, nel Chietino, e di Avezzano e Sulmona, nell'Aquilano, di cui da anni sulla carta è stata disposta la chiusura ma che, a seguito di proteste e battaglie, sono aperti, ma con scarso personale, grazie a continue proroghe decise dal Governo. Si parla ora di un'altra proroga. Sull'argomento è intervenuto anche Enrico Aimi, componente laico del Csm, auspicando "che la riforma della geografia giudiziaria mantenga operativi i quattro tribunali per assicurare quella che viene definita giustizia di prossimità, vicina alle esigenze dei territori". Applausi nei suoi confronti.

'INTERVENIRE SUI TEMPI INACCETTABILI DEI PROCESSI'

“C’è assoluta necessità - ha evidenziato Francabandera - di intervenire sui tempi inaccettabili dei processi, fattore di pregiudizio alle parti e all’ordinato sviluppo dell’economia e dei mercati, nel settore penale anche alle garanzie personali degli imputati, alle aspettative delle persone offese, all’interesse generale dell’accertamento dei fatti. Siamo i primi in Europa in questa non invidiabile classifica". 

'NEL CIVILE E' NECESSARIO FAR RICORSO ALLA MEDIAZIONE'

"Nel settore civile bisogna evitare il ricorso al giudice ogni volta che sia possibile, responsabilizzando le parti - con incentivi e sanzioni processuali -, ad attivare gli strumenti negoziali di risoluzione anticipata delle controversie, che finora non hanno dato prova incoraggiante - ha aggiunto la presidente -. La mediazione civile obbligatoria ha consentito la definizione di appena il 2,13 % delle controversie in Abruzzo. L'auspicio è che parte del contenzioso possa trovare soluzione adeguata fuori dalle aule di giustizia, anche con risparmio di tempo e risorse economiche".

CIVILE: NOTA DOLENTE E' ARRETRATO ULTRATRIENNALE'

"Nel settore civile e del lavoro, negli otto tribunali del Distretto della Corte d’appello di L’Aquila sono stati iscritti poco più di 32mila nuovi procedimenti, a conferma del trend in lieve decrescita riscontrato fino alla crisi da Covid-19. Gli uffici sono riusciti a definire di più, circa 34mila, garantendo la riduzione della pendenza totale, scesa a più di 27mila procedimenti (da 31.500), risultato che conferma la tenuta della giurisdizione nel distretto nonostante le mille difficoltà operative", è stato evidenziato. "La nota dolente è quella relativa all’entità dell’arretrato ultratriennale, purtroppo in aumento ovunque, con le virtuose eccezioni dei tribunali di Chieti e Pescara. Resta la grave anomalia del tribunale di Teramo che, avendo ridotto il numero, è tuttora l’ufficio maggiormente gravato dagli ultratriennali (oltre 300, ci cui non pochi ultradecennali)".

Buoni i risultati degli Uffici dei Giudici di Pace, che hanno definito circa 14 mila procedimenti, a fronte di una sopravvenienza di circa 13mila, così raggiungendo il buon risultato di ridurre la pendenza a soli 5.000 procedimenti. In Corte d’Appello sono in  diminuzione i procedimenti di nuova iscrizione, pari a circa 2300. Le sezioni Civile e Lavoro ne hanno definiti circa 2.900, garantendo anche quest’anno l’obiettivo di progressiva riduzione della pendenza, scesa a circa 3.700 procedimenti: buoni sia l’indice di ricambio (superiore all’unità 1,29) che la durata effettiva (DE) per la definizione dei procedimenti conclusi nell’anno di riferimento, sceso a 455 giorni per contenzioso (dato inferiore a quello nazionale, pari a 578) e ancora più basso per la Volontaria Giurisdizione e le cause in materia di lavoro. 

'NEL PENALE LENTISSIMA EROSIONE DELL'ARRETRATO'

"Nel settore penale - è stato ancora illustrato - il bilancio è nell’insieme positivo, a conferma dell’impegno di tutti e dell'unità degli strumenti processuali emergenziali (notifiche e depositi telematici, udienze cartolari o da remoto). Nei tribunali è stabile il nuovo delle nuove iscrizioni, poco più di 8.600, di cui circa 8.100 nel settore monocratico e circa 500 nel settore collegiale; quest'ultimo, purtroppo, vede un incremento del 9% - che si aggiunge a quello dello scorso anno – determinato anche dalle novità legislative in tema di reati cosiddetti di genere che stabiliscono la competenza del giudice collegiale in presenza di alcune aggravanti, novità certamente ispirate a ragioni di tutela delle vittime ma di pesante impatto sull’organizzazione del lavoro. Gli uffici sono riusciti a garantire un numero di definizioni (circa 9.500, in aumento rispetto agli 8.700 dell’anno scorso) tale da fronteggiare la sopravvenienza e diminuire, sia pure di poco, la pendenza, scesa da 19.000 a 18.000 procedimenti, di cui oltre 1.000 nel settore collegiale. Il notevolissimo divario tra la sopravvenienza/capacità definitoria annua e la pendenza residua (il doppio) conferma l’attuale grande difficoltà nell'aggredire l’arretrato e l’auspicio che possa ben operare sul punto la progettualità specifica del Pnrr". Gli uffici del Giudice di pace hanno definito circa 1.200 procedimenti, a fronte di circa 1.000 nuove iscrizioni, così riducendo di poco l’arretrato, pari comunque a circa 500 procedimenti: molto alto per essere fronteggiato con strumenti ordinari. La Sezione Penale della Corte d’Appello, che si è largamente avvalsa del “rito cartolare” trattando con tale modalità circa l’80% dei procedimenti, ha registrato un nuovo aumento delle sopravvenienze, poco più di 3.200 nuove iscrizioni, evidentemente dovuto alla ripresa del lavoro di primo grado dopo il rallentamento imposto dall’emergenza sanitaria. Le definizioni sono state in lieve aumento (poco più di 3.330), di cui circa 500 sentenze dichiarative della prescrizione. La pendenza totale è stabile (circa 4.500 procedimenti), non altissima, ma tale da imporci l’impegno a ridurla entro il 2026 nei limiti fisiologici dell’ordinaria sopravvenienza annua (3.000/3.500). Sarà così possibile assicurare in ogni processo il rispetto del principio di ragionevole durata (due anni in appello), obiettivo oramai a portata di mano come si rileva dal dato molto positivo, della notevole riduzione del “disposition time” sceso al 30%, rispetto alla baseline del 2019 (447 giorni in media), di fatto raggiungendo superando l’obiettivo Pnrr nel settore penale. "Possiamo quindi affermare - ha concluso Francabandera - che, pressoché ovunque, la giustizia abruzzese continua nel suo lavoro di erosione dell’arretrato, forse troppo lenta ma l’unica possibile".

'IN NETTO CALO OMICIDI, NON VA BENE PER FEMMINICIDI'

"Anche quest’anno, è stata riscontrata, come ovunque in Italia, una – sia pure contenuta – una diminuzione del numero dei reati denunciati (da circa 25.000 a 24.000 nel Distretto), compresi quelli più gravi (la DDA segnala 23 nuove iscrizioni). A dispetto di una narrazione cronachistica enfatica, cui consegue un “effetto accumulo” che rischia di allontanare dalla realtà, i dati confermano che l’Italia è uno dei Paesi più sicuri d’Europa, in cui tutti i reati connotati da violenza sono in regressione, gli omicidi in particolare, scesi quasi del 90% dagli anni Novanta del secolo scorso agli anni Venti di questo. Tra questi, scende di poco, invece, il numero dei femminicidi (oltre 100 casi nel 2022, mentre il 2023 è cominciato con tre casi in pochi giorni, pochi fortunamente in Abruzzo; in due casi del 2022 è seguito il suicidio dell’autore), fenomeno dolorissimo che avviene in misura prevalente in ambito domestico, oggetto di grande attenzione in tutta Europa. Si tratta, peraltro, della punta di un iceberg in parte nascosto, fatto di violenze sessuali, condotte persecutorie, maltrattamenti, molestie, reati tutti aumentati durante l'emergenza pandemica a causa della convivenza forzata e adesso in fase di lieve diminuzione".

'FUNZIONANO CODICE ROSSO E INZIATIVE A TUTELA DONNE'

"Il “Codice Rosso” (introdotto con la Legge 19 luglio 2019, numero 69 e che ha portato modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, ndr) e i protocolli successivi, - recita la relazione - adottati dalle Procure e forze di polizia con istruzioni e organizzazioni del volontariato per la creazione di centri di ascolto e il coordinamento dei primi interventi, hanno segnato una prima svolta positiva nella reazione dell’ordinamento a tali odiose forme di aggressione delle donne; importanti le novità legislative: come l’arresto per chi vìola i divieti avvicinamento che stanno dando i loro frutti, così come i sostegni finanziari ai centri antiviolenza e alle case rifugio, meritoriamente incrementati di recente da parte della Regione Abruzzo".

'IN AUMENTO RISSE E VIOLENZE DI BABY GANG'

"Sono purtroppo in aumento i reati connotati da violenza commessi da minori, come segnalato dagli Uffici Minorili: parliamo dei molti procedimenti per rissa (18), alcuni particolarmente gravi e tali da richiamare grande attenzione mediatica, come quelli relativi ai fatti che nel capoluogo di regione hanno visto contrapposti gruppi di minori, ospiti di comunità del territorio, che hanno destato molto allarme nella popolazione", ha evidenziato Francabandera. "Gli Uffici - ha proseguito - segnalano come problematico anche l’arrivo in Abruzzo di molti ragazzi ucraini costretti dalla guerra a lasciare le loro case e, spesso, le famiglie. Le strategie di immediato intervento attivate dal Tribunale e dalla Procura minorile hanno avuto successo, avendo gestito nel giro di pochi mesi – dalla fine di febbraio e settembre 2022 – oltre 250 procedimenti relativi a situazioni molto eterogenee: presenza o meno di familiari sul territorio; gruppi facenti parte di squadre sportive o scuole; necessità di trovare adeguate sistemazioni e di nominare tutori. Tema quest’ultimo che riguarda tutti i minori stranieri non accompagnati, aumentati nel distretto (ben 367, senza contare i ragazzi ucraini) a seguito dell’apertura di nuove strutture. Resta la grande difficoltà di individuare persone disponibili ad assumere l’incarico di tutore, da anni segnalata, cui si cerca di far fronte con il generoso coinvolgimento dell’Avvocatura".

'IN ABBANDONO A L'AQUILA STRUTTURA DETENTIVA MINORILE'

"L’eco dato dalla stampa alla evasione natalizia di sette ragazzi dell'istituto minorile Beccaria di Milano, tutti fortunatamente rientrati nel giro di pochi giorni, ha reso noto le condizioni non ottimali di tali strutture detentive, che dovrebbero essere invece modello di accoglienza e di rieducazione, tanto più efficace quanto maggiore è la prossimità dell’area di appartenenza dei ragazzi. Si è così riaccesa l’attenzione su un’anomalia tutta aquilana: la presenza nei pressi degli Uffici minorili, di un istituto penale per minori (Ipm), struttura modernamente progettata e realizzata con cospicue risorse pubbliche, che da anni è in completo abbandono. Il che obbliga i minori abruzzesi destinati a misure cautelari a “emigrare” in altri distretti (nei casi più recenti Bari e Catanzaro), con dannosa interruzione dei rapporti con i familiari e con i servizi sociali. Si tratterebbe, a quanto pare, dell’unica struttura del centro Italia che ben potrebbe servire anche le limitrofe regioni Marche e Molise, oltre che alleggerire la pressione sulla Capitale. La riapertura di tale struttura potrebbe, invece, costituire il primo passo di un rinnovato interesse del Ministero per la realizzazione della cittadella della giustizia minorile, di cui tanto si è parlato prima del terremoto del 2009, troppo frettolosamente abbandonata senza alcuna progettualità alternativa; tanto che il Ministero ha addirittura dismesso in favore dell’Università alcune palazzine che oggi potrebbero ben sopperire alle esigenze degli Uffici minorili, sistemati in spazi del tutto inadeguati". 

'VALUTARE EFFETTIVA NECESSITA' RICORSO ALLA CARCERAZIONE'

"Come ogni anno, il tema della situazione carceraria del Distretto, da qualche anno più visibile per note vicende di cronaca, degli Uffici e del Tribunale di Sorveglianza. La popolazione detenuta era pari, al 30 giugno 2022, a 1.765 persone, in aumento del 7% rispetto allo scorso anno, ma non vengono segnalati gravi problemi di sovraffollamento. Gli uffici hanno definito oltre 27.000 procedimenti, a conferma del grande lavoro svolto, spesso per affari notevolmente complessi, come quelli relativi ai molti detenuti in regime carcerario di massima sicurezza ospitati a Sulmona e L’Aquila. Le tante criticità degli istituti di detenzione presenti nel Distretto, di cui si dà specifico conto nella relazione, non sono mutate significativamente rispetto al recente passato, ma fortunatamente quest’anno l’Abruzzo non è stato colpito direttamente dai suicidi in carcere, fenomeno ancora frequente in Italia, come le cronache troppo spesso ci raccontano: fenomeno che costituisce la parte più eclatante di una sofferenza che permea l’intera istituzione detentiva e che deve indurci a riflettere da un lato alla sicurezza degli istituti (sia per i detenuti, soprattutti i più fragili, i malati psichici, che spesso non trovano adeguata collocazione, che per il personale che vi presta la sua opera) dall’altro sulle effettiva necessità del ricorso alla carcerazione, non a caso oggetto di profondo ripensamento nella riforma Cartabia, tema di civiltà non più eludibile". 

'OK FONDI EUROPEI, CRONICA CARENZA DI QUELLI STATALI'

"Ho cercato di offrire un quadro, necessariamente frammentato, - ha sottolineato il giudice - delle sfide professionali e culturali che oggi si pongono agli Uffici giudiziari e all’Avvocatura per dare concretezza alle riforme, come si è detto con la Commissione Europea, impegno assunto dal nostro Paese – è bene ricordarlo sempre – a fronte di una consistente e inedita erogazione di fondi (la più generosa in Europa). La prima tranche di fondi è stata destinata al finanziamento dei nuovi Uffici per il processo presso gli Uffici giudicanti, nei quali, a fine febbraio 2022, sono entrati, previo reclutamento concorsuale su base distrettuale, un gran numero di funzionari a tempo determinato. Si tratta di laureati in giurisprudenza, per lo più giovani (età media 30/35 anni), le cui mansioni sono essenzialmente comprensibili, da un lato, nella funzione di concreto supporto all’attività strettamente giurisdizionale (studio dei fascicoli, ricerca di precedenti, redazione di bozze di provvedimento) e, dall’altro, in quella di raccordo con le cancellerie (notifiche, assistenza in udienza). Il loro entusiasmo, la voglia di studiare e approfondire, la freschezza dei loro studi e del loro approccio, non ancora "contaminato" dalla diffidenza verso il cambiamento che non di rado colpisce i più “anziani”, hanno rivitalizzato i nostri uffici, alleggerendo il lavoro delle cancellerie e ponendo le basi per supportare meglio i magistrati nel raggiungimento degli obiettivi Pnrr. Stiamo sperimentando il modello, molto innovativo per i giudici italiani, del lavoro in squadra, non semplice da acquisire e padroneggiare per chi è abituato a controllare personalmente, pressoché in solitudine, tutti i passaggi dell’iter complesso che conduce alla definizione di un procedimento giudiziario. Il rischio - già visibile in molti uffici è che i nuovi funzionari operino, invece, come una sorta di “assistenti” dei giudici o del personale amministrativo, forma organizzativa troppo semplice e personalistica poco produttiva, destinata a perdersi ad ogni mutamento degli interessati. La loro precarietà non garantisce tuttavia la continuità della loro presenza, distogliendoli nella ricerca di altre più stabili e gratificanti opportunità di lavoro. Tale criticità poteva probabilmente essere temperata, se non dalla prospettiva della stabilizzazione, quanto meno nella previsione di bonus spendibili nei prossimi concorsi del settore Giustizia, così consentendo all’amministrazione di non disperdere un prezioso capitale umano faticosamente formato in questo primo anno di lavoro". 

"Il quadro delle risorse ordinarie, invece, non è affatto tranquillizzante. I dati relativi alle piante organiche ci dicono che, nonostante la massiccia campagna di assunzioni posta in essere nell’ultimo biennio, le coperture da fare nel Distretto sono ancora numerose, sia nel personale amministrativo (pari al 26%), specialmente nelle figure apicali (mancano cinque dirigenti su nove), che nei magistrati (manca il 14%), mentre la stabilizzazione in corso dei magistrati onorari più anziani (tardiva e in parte penalizzante) non copre il numero previsto, né garantisce adeguate prospettive alle nuove leve. Il frequente turn over dovuto ai pensionamenti (l’età media del personale, per quanto diminuita con i nuovi ingressi, è comunque alta) e ai trasferimenti, rischia quindi di svuotare nuovamente gli Uffici, che ormai fanno molto affidamento sulla presenza dei funzionari a tempo determinato". 28 gen. 2023

A cura di FILIPPO MARFISI e SERENA GIANNICO

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