
Nel primo semestre del 2025 la produzione complessiva degli stabilimenti italiani di Stellantis ha registrato un crollo del -26,9%, confermando il trend negativo già emerso nel corso del 2024. Sono 221.885 le unità prodotte tra auto e veicoli commerciali, con una netta contrazione sia delle autovetture (-33,6%, pari a 123.905 unità) che dei veicoli commerciali (-16,3%, pari a 97.980 unità). L'analisi dei dati viene fatto dalla Fim Cisl.
A differenza del 2024, dove almeno lo stabilimento di Pomigliano rappresentava un’eccezione positiva, il primo semestre 2025 mostra un calo diffuso in tutti gli impianti. Non si intravedono segnali di ripresa: la previsione di chiusura di fine anno si aggira intorno alle 440.000 unità totali, con 250.000 autovetture.
Il caso Atessa: calano gli ordini, cresce la cassa integrazione
Il sito di Atessa, nel cuore della Val di Sangro (Ch), ha visto una flessione della produzione dei furgoni pari al -16,3%, fermandosi a 97.980 unità. Un dato che riflette il peggioramento iniziato già nella seconda metà del 2024.
Dalle iniziali previsioni produttive su 15 turni, si è passati a una riduzione significativa delle attività, con il ricorso alla cassa integrazione che ha coinvolto stabilmente tra i 700 e i 1.000 lavoratori. In particolare, nel primo semestre del 2025 la media giornaliera di dipendenti in cassa integrazione è stata di circa 700 unità. "Anche se Stellantis ha smentito ipotesi di chiusura dell’impianto, ci preoccupa l’interruzione del terzo turno prevista per luglio e agosto", dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl.
Il calo della domanda – inizialmente per i cabinati, poi anche per i Van – è la causa principale della flessione. Eppure, sul piano industriale, Stellantis ha confermato e rafforzato i piani futuri: dal 2027 sarà introdotta la nuova generazione elettrificata della piattaforma “Gamma Large”, nell’ambito dell’offensiva Pro One della divisione veicoli commerciali del gruppo.
Attualmente ad Atessa si assemblano modelli per sei marchi: Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper, Opel/Vauxhall Movano, Toyota Proace Max.
Fim rivendica il ruolo centrale del sito abruzzese, "che deve restare leader europeo nella produzione di veicoli commerciali" anche grazie all’introduzione di nuove tecnologie, come l’alimentazione a idrogeno.
La pressione sindacale ha permesso la stabilizzazione di 114 lavoratori precari e l’attivazione di un piano di uscite volontarie incentivato, che ha coinvolto 402 addetti. Operazioni che, secondo la Fim, "devono essere monitorate per evitare impatti negativi sull’occupazione a lungo termine".
Uliano ribadisce la necessità di garantire investimenti e volumi per dare continuità produttiva e occupazionale allo stabilimento e al suo indotto.
Una crisi senza segnali di ripresa
"Sapevamo che il 2025 non sarebbe stato l’anno della svolta, ma non ci aspettavamo che fosse persino peggiore del 2024", afferma Uliano. La partenza produttiva della 500 ibrida (attesa a novembre) e dei nuovi modelli a Melfi potrà contribuire positivamente solo nel corso del 2026. Nel frattempo, cresce l’uso degli ammortizzatori sociali, che coinvolgono già quasi la metà della forza lavoro Stellantis in Italia.
Gli impegni assunti da Stellantis in sede istituzionale restano in piedi:
2 miliardi di investimenti negli stabilimenti italiani
6 miliardi di acquisti da fornitori italiani
Obiettivo di 1 milione di veicoli entro il 2030, subordinato all’andamento del mercato
Ma la “tempesta perfetta” che investe l’industria automobilistica europea – tra crollo della domanda, transizione ecologica e digitale, dazi Usa e concorrenza cinese – impone una risposta politica forte.
Dopo la mobilitazione a Bruxelles del 5 febbraio 2025, i sindacati hanno denunciato l’insufficienza delle risorse stanziate (2,8 miliardi di euro) per accompagnare una transizione sostenibile. Uliano chiede un Fondo europeo dedicato, paragonabile al Pnrr, sostenuto da debito comune.
Anche il Governo italiano, secondo il sindacato, deve fare la sua parte con "risorse adeguate per sostenere l’automotive e l’indotto".
Relazioni industriali e rinnovo contrattuale
Dopo l’uscita di Carlos Tavares, si è insediato il nuovo Ceo Antonio Filosa, con cui i sindacati chiedono un incontro urgente per affrontare criticità e piani futuri. Intanto, è stato rinnovato con Stellantis, CNHI, Iveco e Ferrari il contratto per il biennio 2025–2026, con un aumento salariale del +6,6%, oltre l’inflazione, pari a 134,96 euro medi mensili e una una tantum di 480 euro. "In un contesto di crisi, questo rinnovo conferma la centralità del ruolo contrattuale, della rappresentanza sindacale e delle relazioni industriali", conclude Uliano. 07 lug. 2025
SERENA GIANNICO
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