Stellantis. 'Ex Sevel: i numeri produttivi raccontano di catastrofe in atto'

"I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Alla ex Sevel di Atessa (Ch), oggi Stellantis, la crisi è in atto e sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di allarmismo, ma della lettura oggettiva di dati ufficiali che raccontano un lento ma costante declino produttivo e occupazionale".

Così, in una nota, la Fiom Cgil Chieti, con il segretario Alfredo Fegatelli. "Già nel 2019 - viene detto - avevamo messo in guardia: la nascita dello stabilimento Stellantis a Gliwice, in Polonia, non avrebbe portato a un aumento della produzione complessiva, ma avrebbe inevitabilmente sottratto volumi alla Val di Sangro. All’epoca ci accusarono di esagerare. Oggi, la realtà ci dà pienamente ragione. E chi continua a parlare di “catastrofismo” sta semplicemente ignorando la verità".

Nel 2018, prima dell’apertura di Gliwice, lo stabilimento abruzzese contava 297.007 veicoli prodotti e un’occupazione superiore a 6.400 unità, oltre a circa 400 trasferiti da altri siti.
Nel 2024, la produzione si è ridotta a 192.000 furgoni: un calo di oltre il 35%. E la tendenza per il 2025 è ancora più allarmante. Nel primo semestre dell’anno sono stati prodotti 97.980 veicoli, scendendo per la prima volta sotto la soglia delle 100.000 unità nei primi sei mesi. "Nemmeno durante la pandemia da Covid 19 era successo".

Anche la produzione giornaliera registra un forte ridimensionamento: nel 2018 si costruivano circa 1.250 veicoli al giorno, oggi si è scesi a 930, con ulteriori riduzioni previste nelle prossime settimane fino a 640 veicoli al giorno. In queste condizioni, raggiungere i livelli già ridotti del 2024 appare molto difficile.

Il quadro occupazionale è altrettanto drammatico. Dal picco del 2018 con 6.400 lavoratori, si è passati oggi a 4.784 unità, di cui 49 già ceduti a Fca Security. A questo si aggiungono i 402 lavoratori che usciranno con l’incentivazione al prepensionamento annunciata dal gruppo. Il personale effettivo scenderà quindi a 4.446 addetti, segnando una perdita complessiva di circa 2.000 posti di lavoro, oltre il 30% in meno in sei anni. E senza contare i somministrati, i trasferimenti e il drastico impatto sull’indotto.

Nel frattempo, Stellantis investe altrove. In Polonia si parla "di nuovi impianti fotovoltaici, di un hub software con 300 ingegneri, della produzione dell’e-Ducato con batteria da 110 kWh e persino di veicoli a idrogeno. Una strategia chiara, strutturata, con investimenti solidi e una visione per il futuro".

"Per Atessa, invece, - rimarca il sindacato - nulla di tutto questo. Si parla vagamente dell’avvio di modelli come il Cargo Box Bev o di alcuni veicoli ricreazionali, ma senza dettagli su volumi produttivi, investimenti strutturali o piani industriali condivisi. Chi lavora in fabbrica lo sa bene: si tratta di produzioni minime e saltuarie, non di un rilancio. Chi oggi continua a sminuire la gravità della situazione si assume una grande responsabilità. La catastrofe non è un’ipotesi futura: è già in atto, e la vivono ogni giorno i lavoratori, le loro famiglie, e le centinaia di imprese dell’indotto che ruotano intorno a questa fabbrica".

La Fiom Cgil Chieti "continuerà a denunciare questa deriva, dati alla mano, chiedendo risposte concrete e piani industriali veri. Non servono slogan, serve una strategia di rilancio per l’intero settore. Un Abruzzo industriale, solido e occupato è possibile, ma va difeso". 08 lug. 2025

SERENA GIANNICO

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