Coronavirus. Abruzzo verso la zona rossa. 'Lasciare aperte le scuole. E prevedere ristori adeguati'

L'Abruzzo di nuovo zona rossa... "Riteniamo, per quanto riguarda la scuola, che non si debba andare oltre ciò che stabilisce il Dpcm attualmente in vigore, lasciando la frequenza in presenza fino alla prima media, così come previsto, anche per rispondere a esigenze organizzative concrete delle famiglie e degli istituti, che non possono e non devono essere ignorate né costrette a subire decisioni improvvisate".

E' quanto hanno sostenuto, questa mattina, il primo cittadino di Chieti, Diego Ferrara, e quello di Lanciano (Ch), Mario Pupillo, anche presidente della Provincia di Chieti, nell’incontro che il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha tenuto con i sindaci, i presidenti delle Province e il presidente dell'Anci Abruzzo, Gianguido D'Alberto, anche sindaco di Teramo, in videoconferenza. "Purtroppo - scrivono Pupillo e Ferrara in una nota - non sono emerse decisioni chiare e non ci è stato permesso di condividere il nostro parere con lui e gli altri presenti. Qualora la Regione dovesse procedere con l’istituzione della zona rossa, come ci ha manifestato Marsilio e come abbiamo avuto modo di apprendere ieri sera su social e mezzi di informazione, - viene aggiunto - sarebbe stato bene che il provvedimento non fosse stato anticipato" su Facebook e Whatsapp "la domenica sera, per evitare ulteriore caos e interpretazioni sui generis".

"Non trascurabile - affermano i due sindaci - è infine la portata economica che avrebbe l’annunciata ordinanza: se lo stop deve tutelare il Natale delle famiglie e del comparto commerciale e produttivo, come ha esordito Marsilio illustrandolo, ai settori che si fermeranno dovrà essere assicurato ogni tipo di ristoro per la mancata attività, per evitare che si acuisca la già grave crisi economica che riguarda le nostre comunità e il Paese intero".

"Revisione del protocollo dele scuole con la chiarezza di funzioni e competenze e inserimento immediato dei test rapidi all'interno degli istituti: sono le due condizioni per cui è possibile garantire con sicurezza una continuità dell'attività didattica in presenza", ha invece sottolineato D'Alberto. 

E critiche, riguardo al lockdown annunciato ieri sera, piovono da più parti sui membri della Giunta regionale. "E' stato gettato nel caos un'intera regione lasciando trapelare indiscrezioni, anzi, facendo a gara a chi le dava prima sui social, e litigando tra loro sulle azioni da intraprendere attraverso post su Facebook dei vari Imprudente, Sospiri, D'Incecco e soci...", dichiara il capogruppo in Regione di "Abruzzo in Comune", Sandro Mariani. "Si vuole chiudere senza raccordo con lo Stato - spiega - lasciando quindi famiglie e attività senza gli indennizzi previsti dalle norme statali, facendo a gara tra di loro a chi possa prendere prima posizione dopo averci ripetuto in tutte le salse che la situazione sanitaria era sotto controllo. La verità però è un'altra: non sanno nemmeno loro cosa vogliono fare e vorrebbero pure mettere in piedi la farsa della condivisione della scelta con la minoranza".

"Una settimana fa - prosegue - per loro era colpa del Governo se transitavamo in zona arancione - ricorda -"'perché hanno preso una decisione con dati vecchi di una settimana" dicevano, mentre oggi addirittura vogliono una zona super rossa, con misure più restrittive delle zone rosse delle altre regioni, in anticipo sul monitoraggio settimanale del ministero della Salute. Marsilio e soci sono un circo viaggiante: un tendone ambulante pieno di contraddizioni! Ragioniamo in maniera seria, se si ritiene necessario inasprire le misure si abbia il coraggio di chiedere al Governo la creazione di 'zone rosse differenziate' sui territori garantendo ristori economici e utilizzando i poteri delle Regioni che sono già definiti nei provvedimenti dello Stato: basta con le decisioni che poi, come sempre, sfociano nella propaganda becera sulle spalle degli abruzzesi! È il momento di lavorare seriamente per il bene della collettività, anche una sola scelta sbagliata può causare danni incalcolabili". 16 nov. 2020

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