Wwf ed erpetologi contro nuovi impianti da sci ad Ovindoli. 'A rischio raro serpente in via d'estinzione'

L’associazione scientifica Societas Herpetologica Italica, a firma del presidente Roberto Sindaco, e il Wwf, con il vice presidente nazionale Dante Caserta, hanno scritto al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per segnalare un'emergenza ambientale che mette a rischio la sopravvivenza di una delle poche popolazioni esistenti di Vipera Ursinii, un rarissimo serpente, assolutamente innocuo per l’uomo, presente in Italia soltanto in poco più di una dozzina di siti concentrati nell’Appennino centrale tra Abruzzo e Marche e in pochissime altre località d’Europa. L’allarme nasce in relazione ai progettati lavori per la realizzazione di nuovi impianti da sci in località Campi della Magnola e Valle delle Lenzuola, nel territorio di Ovindoli (Aq), a circa 2000 metri, all’interno della Zona di protezione speciale "Sirente-Velino" e a 600 metri di distanza dal Sito di interesse comunitario "Monte Sirente".

"Le opere, semmai malauguratamente autorizzate, - spiegano le asociazioni - determinerebbero danni gravissimi nei confronti della Vipera dell’Orsini, senza dubbio il serpente italiano che corre i maggiori pericoli di estinzione". Le ricerche scientifiche individuano tra i principali fattori di minaccia per questa specie le uccisioni volontarie o accidentali da parte dell’uomo e la alterazione e/o distruzione dell’ambiente naturale,  tra i quali è citata esplicitamente la costruzione di impianti di risalita il cui effetto nefasto è stato studiato in situazioni analoghe a quella che si vorrebbe proporre in Abruzzo. Lo Studio di impatto ambientale (Sia) che accompagna il progetto è ben consapevole del rischio: "Gli impatti diretti più importanti – vi è scritto - riguardano l’uccisione diretta degli individui a causa della movimentazione della terra con i mezzi meccanici. Si rischierebbe infatti una vera e propria strage per un animale che, a fronte del violento disturbo determinato da ruspe e altri mezzi, avrebbe la risposta istintiva di rintanarsi nella propria tana, con la conseguenza di incrementare a dismisura il numero delle uccisioni".

"La misura di mitigazione proposta "di far presenziare, per la durata degli scavi, uno o più specialisti (erpetologi), che possano catturare temporaneamente e rilocare gli individui di Vipera ursinii, nell’eventualità del loro rinvenimento accidentale (es. scavi, rumore)" appare del tutto irrealizzabile", fanno presente le associazioni. EE' infatti in contrasto con la normativa europea, nazionale e regionale in vigore".  

E c'è dell'altro. "La buona intenzione - si dice nella lettera -, affermata nello Studio, di provvedere a conservare alcuni elementi del paesaggio ecologico necessario alla specie quali: pietraie di grossa pezzatura, massi erratici fratturati e formazioni a ginepro prostrato la cui eliminazione è da evitare, ma, attenzione, solo qualora non pregiudichi la realizzazione dei lavori e la fruibilità in sicurezza delle piste, appare quasi una presa in giro a fronte dell’entità del danno arrecato a un prezioso e raro serpente. Nello Studio di impatto ambientale si giudica infine opportuno prevedere un piano di monitoraggio, in accordo ad esempio con l’Università, al fine di osservare i progressi nella ricucitura del paesaggio vegetale e controllare l’eventuale ricolonizzazione da parte della Vipera dell’Ursini dei territori coinvolti dai lavori. Il fatto stesso che si parli, con onestà intellettuale, di una "ricolonizzazione" soltanto "eventuale" rende indispensabile, a tutela della specie e dell’ambiente, respingere ogni ipotesi di costruzioni in un’area delicata e importante".

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