
"In Abruzzo, con la destra al potere, l’energia rischia di tornare a essere un affare per pochi e un danno per tutti".
E' durissimo l’attacco del Movimento 5 Stelle contro il governo regionale guidato da Marco Marsilio e contro le dieci nuove richieste di estrazione di idrocarburi attualmente sui tavoli del ministero dell’Ambiente. E poi c'è la questione Bomba, nel Chietino, dove da circa 15 società straniere, con alla guida sempre lo stesso personaggio, Mark Frascogna, si rincorrono per essere autorizzate, nonostante le acclarate criticità geologiche e ambientali, allo sfruttamento dei pozzi del progetto "Monte Pallano".
A lanciare l’allarme sono il capogruppo in Consiglio regionale, Francesco Taglieri, e la consigliera Erika Alessandrini, che denunciano un ritorno delle trivelle sulla costa e nell’entroterra. "La nostra regione si trova di nuovo sotto attacco da parte di chi la vede come un territorio da spolpare e non come un bene da tutelare e valorizzare. Noi non abbiamo intenzione di far passare questo ennesimo scempio nel silenzio", affermano i due pentastellati.
Secondo il M5S, l’ondata di nuove richieste da parte dei colossi dell’energia fossile non sarebbe casuale. "Sono gli stessi giganti del settore che Giorgia Meloni ha scelto di non tassare sugli extraprofitti maturati negli ultimi anni — viene sottolineato — e che oggi tornano alla carica, forti della presenza di Fratelli d’Italia al governo nazionale e regionale. Sanno di poter contare su una destra forte con i deboli e debole con i forti".
La disponibilità totale di gas nel sottosuolo del Centro Italia equivale appena all’1% delle riserve nazionali, mentre il consumo italiano nel 2024 è stato di 61,8 miliardi di metri cubi (fonte ministero dell’Ambiente, 2024). "In Abruzzo si andrebbe ad estrarre l’equivalente di una goccia nel mare, ma i danni al territorio e alla salute dei cittadini sarebbero enormi" spiegano.
Per il Movimento, l’estrazione di gas rappresenta "una strada inutile", soprattutto alla luce della diminuzione dei consumi registrata negli ultimi anni grazie all’aumento dell’efficienza energetica e alla diffusione delle tecnologie elettriche anche nella vita quotidiana, dai trasporti alle abitazioni. "Si continua a inseguire un modello fossile che appartiene al passato, mentre il futuro è nelle energie pulite e condivise", si ribadisce.
Il ricordo va alla grande mobilitazione popolare contro il progetto Ombrina Mare, che nel 2016 portò al blocco dell'attivazione di pozzi davanti alla Costa dei trabocchi (Ch). "Gli abruzzesi si sono già espressi con forza contro questo modello di sviluppo — incalzano Taglieri e Alessandrini —. Il centrodestra non vada contro la volontà popolare: difenda la regione e punti invece sulle Comunità energetiche rinnovabili, che coinvolgono cittadini, imprese e amministrazioni locali, per ridurre bollette e inquinamento".
Il M5S rivendica di essere stato il primo a introdurre una legge regionale che regolamenta e incentiva la nascita delle Cer, uno strumento che "potrebbe rappresentare un volano economico e ambientale, ma che "è stato abbandonato". “Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia — denunciano — hanno scelto di non finanziare adeguatamente le Comunità energetiche, preferendo destinare risorse a feste, sagre e fiere".
L’affondo finale è diretto contro Marsilio. "Non c’è da stupirsi — concludono i due consiglieri —: in una chat di partito lo stesso governatore, riferendosi alle trivellazioni, scrisse che "certe cose si fanno il giorno dopo le elezioni, quando hai cinque anni davanti per riassorbire le proteste". Gli anni ormai sono tre, e forse Marsilio e la sua maggioranza sperano che la propaganda basti a distrarre i cittadini. Ci siamo già difesi con i denti e continueremo a farlo. Nessuno venga ad attaccare il nostro mare e i nostri territori, né da Roma né da nessun’altra parte". 05 nov. 2025
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