Morte Diomede Barchiesi. Proseguono gli esami sui tessuti prelevati sulla salma

La verità sulla drammatica fine di Diomede Barchiesi è quella che si cerca adesso. Essa potrebbe celarsi in una manciata di secondi. Quelli in cui, alle 4.15 del 9 agosto scorso, un'aggressione sul lungomare di Fossacesia Marina si trasforma in una tragedia. Un durissimo colpo al volto che lo stende, lo fa finire a terra. Cinque giorni dopo, il decesso.

Ora la Procura di Lanciano cerca di ricostruire nei dettagli quella sequenza letale. E soprattutto quale dei due traumi, quello provocato direttamente dal colpo ricevuto al volto o quello conseguente alla caduta e all'impatto della testa sull'asfalto, abbia provocato le lesioni che hanno portato alla morte del 50enne di Lanciano (Ch) (nella foto).

Una risposta che potrebbe cambiare la lettura dell'intera vicenda e modificare, soprattutto, il capo d'accusa.

Oggi pomeriggio, nel reparto di Anatomia Patologica dell'ospedale clinicizzato di Chieti, un nuovo tassello dell'inchiesta. È proseguita l'autopsia sui tessuti prelevati sulla salma. Al centro degli accertamenti l'encefalo di Barchiesi. Gli esami istologici, non ancora completati e alquanto complessi, dovranno chiarire se ci siano lesioni cerebrali e, soprattutto, qual è la causa che li ha generati. 

Barchiesi, secondo la ricostruzione emersa, sarebbe arrivato nel mezzo di una discussione per difendere i due figli minorenni, di 15 e 16 anni, finiti in una lite con altri giovani di Fossacesia. Poi un pugno violento al volto, le fratture alla mandibola e al naso già emerse dagli accertamenti e ritenute dai consulenti della famiglia compatibili con un'aggressione. Ma dopo quel colpo c'è un altro momento da ricostruire: la caduta sull'asfalto. Ed è proprio nella sequenza tra il pugno e la caduta che si concentra adesso l'attenzione degli inquirenti e dei consulenti.

Il nodo, infatti, è stabilire quale dei due eventi abbia provocato il trauma cranico e le lesioni che hanno poi condotto alla morte Barchiesi: se sia stato direttamente il pugno, oppure se sia stato l'impatto della testa contro il cemento, dopo il volo causato comunque dal colpo che gli è stato assestato. Una distinzione decisiva per ricostruire la dinamica e le responsabilità. Barchiesi non muore sul posto, anche se, al momento dei soccorsi, è già in stato comatoso. In condizioni disperate. Viene ricoverato, operato, e le sue condizioni peggiorano progressivamente. Il 14 agosto, nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Pescara, il suo cuore si ferma.

Indagato per omicidio preterintenzionale è M.M., 18 anni, di Fossacesia, che ha sferrato l'assalto mortale. La sua posizione, così come l'esatta dinamica dell'aggressione, dovrà essere valutata alla luce di tutti gli elementi raccolti.

Il caso viene seguito dal sostituto procuratore Elena Belvederesi. Il consulente tecnico d'ufficio è il professor Cristian D'Ovidio, affiancato in questa fase dal dottor Pietro Iovenitti. La famiglia Barchiesi ha nominato come proprio consulente il dottor Fausto Bossi. Sono loro, adesso, a dover leggere nelle lesioni la storia di quelle ultime ore. 11 sett. 2026

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