
Una truffa milionaria ai danni della sanità pubblica è stata smascherata dalla Guardia di finanza di Lanciano (Ch). A conclusione dell’operazione denominata “Protesi fantasma”, le Fiamme gialle hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo di oltre 1,1 milioni di euro disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, Massimo Canosa.
L’indagine ha portato alla luce un articolato sistema di frode ai danni dell’Azienda sanitaria locale 02 Lanciano Vasto Chieti.
I militari hanno ricostruito un meccanismo che vede coinvolti rivenditori di articoli sanitari del comprensorio. L’inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Miriana Greco, è partita dalla crescita anomala della spesa per protesi e attrezzature per disabili e malati nella zona frentana.
Sono due gli indagati, accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Le misure cautelari hanno portato al sequestro di beni immobili riconducibili agli inquisiti.
Secondo quanto emerso, le aziende ora "incriminate", accreditate presso la Asl, avrebbero emesso fatture per forniture di ausili mai consegnati o, in altri casi, regolarmente restituiti dai pazienti ma comunque addebitati all’Asl. Nel mirino sono finite attrezzature dal valore elevato, come sedie a rotelle elettriche (circa 7.500 euro l’una), montascale (fino a 25mila euro) e altri presidi per malati gravi o allettati. In alcune circostanze, le ispezioni nelle case di infermi o disabili hanno rivelato la totale assenza dei dispositivi (in una villetta senza gradini risulta essere stato collocato un costosissimo montascale), nonostante la documentazione contabile ne attestasse la consegna. Non mancano situazioni paradossali: ordini falsi all'Ufficio Protesi, richieste mai fatte dai pazienti o dai loro congiunti, carteggi aggiustati per simulare bisogni inesistenti. Ad esempio una famiglia che ha chiesto un materasso da decubito di poche centinaia di euro si è invece ritrovata intestata apparecchature, mai ricevute, per decine di migliaia di euro. Ci sono stati, da parte della Finanza, sopralluoghi, audizione di pazienti, acquisizioni di documenti.
Il meccanismo avrebbe consentito alle attività coinvolte di conseguire un profitto illecito pari a 744.140,75 euro. Denaro che non sarebbe rimasto nelle casse aziendali, ma sarebbe stato successivamente "usato" per il pagamento di fatture false. Le fatture, per un importo complessivo superiore al milione di euro, sono state emesse dalle due imprese indagate a carico di una società "cartiera", inesistente, con sede a Roma. E' stato fatto risultare che questa si occupava del montaggio e assemblaggio dei dispositivi per i pazienti, in realtà questo lavoro lo svolgeva il personale interno alle attività finite sotto accusa. In tal modo, emettendo fatture fasulle, gli indagati, a livello fiscale, hanno azzerato quasi gli introiti, ma intanto hanno prelevato e intascato tutti i contanti illecitamente guadagnati.
"Nel corso degli accertamenti - dice, ad Abruzzolive.tv, il capitano Domenico Siravo - abbiamo avuto ampia collaborazione dei direttori generali della Asl, prima di Thomas Schlein e poi dell'attuale, Mauro Palmieri".
"Il contrasto alle frodi in ambito sanitario – sottolinea il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, colonnello Massimo Otranto – è indispensabile per garantire che le risorse pubbliche vengano destinate a chi ne ha realmente diritto, tutelando le fasce più deboli della popolazione". 25 sett. 2025
SERENA GIANNICO
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