Il gup ha confermato gli arresti domiciliari per il 18enne di Roma, imputato di istigazione al suicidio nella drammatica fine di Andrea Prospero, 19enne di Lanciano (Ch) stroncato, il 24 gennaio scorso, a Perugia, dove studiava Informatica, da una overdose e da un mix letale di farmaci.

Secondo la ricostruzione della Procura, il ragazzo sotto accusa (che usava il nomignolo di Valemno), in uno scambio di battute su Telegram con lo studente abruzzese (che in questo frangente si chiamare Criss) lo ha incitato ad andare fino in fondo. Un macabro e agghiacciante scambio di battute, in una chat popolata anche da altri giovani, volto a convincere Prospero, che aveva dubbi, a suicidarsi con farmaci contenenti Ossicodone e Benzodiazepine.

Criss: "Dimmi". Valemno: "Mangia tutte e 7 le pasticche e basta". Criss: "Ecco che volevi dirmi. Io le ingoio". Valemno: "Fai come ti pare". Criss: "Però sono un senzapalle". Valemno:  "No. C'è la puoi fare. Vai. Ammazzati". Criss: "Dammi più incoraggiamento, non ho voglia". Valemno: "Se vuoi ammazzarti, ammazzati e zitto".

Il 18enne è stato raggiunto da un provvedimento di misura cautelare a marzo. 

Nel corso dell'udienza del 28 ottobre scorso davanti al gip la difesa del 18enne ha chiesto la revoca della misura cautelare. Il giudice Simona Di Maria, che ha anche respinto la richiesta di patteggiamento, ha stabilito che il 18enne rimane ai domiciliari. Perché, scrive il giudice, "la valutazione degli elementi a suo carico rimangono tali e non sono stati contestati, non ne sono emersi di nuovi che possano cambiare il quadro rispetto alla necessità della custodia cautelare. Non sono valse, per esempio, le dichiarazioni spontanee nel corso dell'ultima udienza, visto che, sottolinea, oltre a un dispiacere generico, non c'è stata una chiara presa di coscienza o assunzione di responsabilità. Allo stesso modo, evidenzia ancora il gip, nei dieci mesi trascorsi si sono aggiunti elementi a sostegno della necessità della misura cautelare. Come l'evasione (il giovane è andato via da casa), ma anche l'utilizzo, non autorizzato dei social, strumento attraverso il quale, come sottolineato anche nell'ordinanza di rigetto del patteggiamento, il reato contestato si è compiuto". E ancora," la evidenziata volontà di riprendere gli studi da parte del ragazzo, non è supportata da una richiesta di autorizzazione. Insomma, per il giudice, "si evidenzia l'assenza di volontà dell'imputato di prendere le distanze dalle condotte compiute e di voler intraprendere un percorso rieducativo, né tanto meno il ragazzo ha dimostrato pentimento e consapevolezza per quanto compiuto o un tentativo di empatia verso i familiari di Andrea".

Nella trasmissione "Chi l'ha visto?" di mercoledì 29 ottobre è stato trasmesso un audio in cui l'imputato davanti al giudice ha ripetuto: "Andrea era un mio grande amico". Frase che ha sconvolto i familiari della vittima che erano ospiti del programma - la mamma, la sorella gemella, il fratello e il padre - ma pure gli ascoltatori, considerando quanto accaduto e come lui abbia avuto un ruolo decisivo nell'epilogo drammatico della vita di Prospero. 30 ott. 2025

@RIPRODUZIONE VIETATA

Ha collaborato GAETANO D'ALESSANDRO

totale visualizzazioni: 3226

Condividi l'Articolo