Hanno incrociato le braccia per protestare contro la politica aziendale, per la mancanza di chiarezza sul futuro occupazionale.  Sciopero, queata mattina, proclamato da Cgil, Cisl e Uil, negli stabilimenti Brioni, con i lavoratori  che si sono fermati per un'ora ad ogni inizio turno nei siti produttivi di Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona. "E' un segnale forte -  spiega Leonardo D'Addazio, della Femca Cisl - con una adesione intorno al 70%. Vogliamo dire all'azienda di essere pronti a riaprire le trattative sia sulla flessibilità che sull'integrativo anche perché Brioni non può permettersi di toccare gli stipendi di lavoratori già in difficoltà a causa della riduzione dell'orario a 32 ore; perché comunque l'integrativo è una grossa fetta economica; perché parliamo di incentivi, premi produzione, buoni e rimborsi per asili nido scuola, e buoni acquisti per 250 euro nel periodo di Natale e quindi una grossa fetta di welfare".

"Per questo- aggiungono Antonio Perseo, della Cgil, e Luca Piersante, della Uil - crediamo che bisogna riaprire le trattative. Abbiamo già chiesto un incontro in tal senso e stiamo aspettando una risposta. Vogliamo inoltre certezze sul futuro dei 1021 posti di lavoro". In una mail inviata ai sindacati e a Confindustria Chieti-Pescara, Ivan Mazzei, responsabile del personale di Brioni, scrive: "A fine dicembre 2018 è definitivamente scaduta la proroga del contratto integrativo aziendale del 2012 rispetto al quale non ci è giunta da parte vostra nessuna proposta/richiesta, malgrado le nostre numerose sollecitazioni sulla necessità di addivenire ad una nuova piattaforma condivisa che riflettesse in particolare le esigenze in materia di welfare aziendale. Pertanto da gennaio nostro malgrado non potrà più essere data applicazione al contratto integrativo a favore dei lavoratori. Ribadiamo la nostra totale disponibilità a continuare il confronto". 

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