Vigili del fuoco annegati a Pennapiedimonte: sott'inchiesta direttore Parco Maiella

La forra dell’Avello era ad alto rischio e, per questo, avrebbe dovuto essere segnalata. E' la conclusione a cui è giunta la Procura di Chieti che ha costruito l’inchiesta sulla morte dei vigili del fuoco Emanuele Capone e Nico Civitella, morti il 30 aprile scorso a Pennapiedimonte (Ch).

Secondo il pubblico ministero, Giancarlo Ciani, le gole, in località Balzolo, presentano caratteristiche tali essere pericolose, soprattutto quando il fiume Avello è ingrossato. Invece la zona risultava liberamente accessibile e senza una segnaletica istituzionale che informasse in modo chiaro. Una mancanza che, per l’accusa, è riconducibile all’Ente parco, responsabile della tutela e della gestione del territorio. 

L’inchiesta ha inoltre messo in evidenza la presenza, all’ingresso della forra, di cartelli non ufficiali, realizzati da appassionati, che indicavano il canyon come praticabile per il torrentismo. Indicazioni ritenute fuorvianti, e mai rimosse. L’assenza di avvisi chiari e di divieti visibili avrebbe contribuito a favorire la frequentazione di un ambiente privo delle condizioni minime di sicurezza. Omissioni che, in questo caso, sarebbero state fatali.

Per questo il direttore del Parco nazionale della Maiella, Luciano Di Martino, ha ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari con l'ipotesi di omicidio colposo.

Capone e Civitella non erano escursionisti inesperti. Entrambi vigili del fuoco del comando provinciale di Chieti, erano abituati a operare in contesti complessi. Il giorno della tragedia si trovavano nella forra insieme ai colleghi Gabriele Buzzelli e Giulio De Panfilis per un’uscita nel tempo libero. Tuttavia, le condizioni ambientali erano particolarmente critiche: il fiume Avello aveva una portata elevata, alimentata dal disgelo primaverile sul Monte Cavallo, a oltre duemila metri di quota.

Durante la discesa, Capone è rimasto incastrato con una gamba tra le rocce. Civitella ha tentato di soccorrerlo, ma una piena improvvisa ha travolto entrambi. I due colleghi che erano con loro sono riusciti a mettersi in salvo. Le autopsie hanno stabilito che la causa della morte è stata l’annegamento.

Fondamentali per la ricostruzione dei fatti sono state anche le testimonianze dei superstiti, che hanno descritto la rapidità con cui la situazione è degenerata e l’impossibilità di sottrarsi alla forza dell’acqua.

Le operazioni di recupero dei corpi si sono protratte per circa settanta ore e hanno impegnato oltre centoventi soccorritori, molti dei quali colleghi delle vittime. Tre giorni di ricerche difficili, in condizioni ambientali estreme. 07 febbr. 2026

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