Beni per 16 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza all'imprenditore di Montesilvano (Pe), Mauro Mattucci, già arrestato due volte per truffa ai danni dello Stato. Si tratta della misura di prevenzione patrimoniale più rilevante applicata in Abruzzo in osservazione del codice antimafia. Ci sono immobili, come lo stabilimento balneare 'Tortuga' a Pescara e il centro commerciale 'Cuore Adriatico' a Civitanova Marche (Macerata), nonché tre ville con piscina coperta e palestra fra i beni requisiti. Il provvedimento è stato emesso dal tribunale di Chieti, su richiesta della Procura nell'ambito dell'operazione 'Scacco-Matt'.

Mattucci, 63 anni, è stato arrestato nel 2015 dalla Finanza di Chieti e di Pescara nelle operazioni 'Banco-Matt' e 'Viribus unitis' che accertarono una truffa allo Stato di oltre 100 milioni. Ora, invece, i sigilli riguardano 17 immobili - fra uffici e sedi amministrative delle società del gruppo di famiglia -, 18 partecipazioni societarie e 14 complessi aziendali in Abruzzo, Marche, Lazio e in Belgio, a Charleroi, e poi 17 rapporti bancari intestati a lui, ai figli e ad alcune imprese. La gestione dell'ingente patrimonio è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Chieti, patrimonio del quale verrà chiesta la confisca, come ha annunciato il procuratore capo della Repubblica di Chieti, Francesco Testa, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il sostituto procuratore Marika Ponziani e i comandanti provinciali della Finanza di Chieti e Pescara, i colonnelli Serafino Fiore e Vincenzo Grisorio.

Le indagini complesse, svolte attraverso una certosina disamina dei flussi finanziari e degli investimenti operati, hanno consentito di ricostruire, in capo a Mattucci, non solo la disponibilità di beni mobili, immobili e di società intestate fittiziamente a familiari o terzi, ma anche di qualificarne l'elevato spessore del profilo criminale, caratterizzato, sin dagli anni '80, da condanne, alcune in via definitiva, e numerosi procedimenti penali ancora pendenti, per reati quali associazione per delinquere, estorsione, bancarotta fraudolenta e illeciti ambientali. Dalla ricostruzione effettuata dalla Finanza è emerso che Mattucci era dedito alla commissione abituale, in qualità di 'dominus' di un sodalizio criminoso, di plurimi reati in materia tributaria, con lo scopo principale di frodare l'erario, a proprio vantaggio e con qualsiasi mezzo. E l'ingente patrimonio accumulato ha avvalorato la tesi che l'uomo vivesse dei proventi delle proprie attività illecite, reinvestendo i profitti in quote societarie, attività commerciali o immobili. Fondamentale per il buon esito della misura di prevenzione patrimoniale è stata l'analisi, da parte degli investigatori, dei redditi dichiarati da Mattucci e dai familiari dal 2005 al 2015: questi hanno percepito e dichiarato redditi erogati da diverse società, che evadevano costantemente i tributi nei confronti dello Stato attraverso false fatturazioni e indebite compensazioni con crediti Iva fittizi.

 "Non chiamiamoli imprenditori, per noi sono imprenditori coloro che si occupano di dare alle proprie iniziative un'utilità sociale. Purtroppo non è la prima volta che ci imbattiamo in un accaparramento di risorse pubbliche di così grande entità, è un fenomeno gravissimo che vogliamo colpire con tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione", ha dichiarato Testa. "La nostra Costituzione - ha aggiunto - non prevede iniziative per accaparrarsi risorse a scapito della collettività".

 

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