San Vito. Sequestro residence 'Caletta del Turchino': chiesti un milione e mezzo di danni a Comune e ministero
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La società Polycenter Srl, proprietaria del complesso residenziale “Caletta Turchino” in località Portelle a Marina di San Vito (Ch), patrocinata dagli avvocati Alberto Paone e Marianna Di Nardo, ha avviato azione civile per il risarcimento del danno patrimoniale e d’immagine subiti a causa "dell’illegittimo sequestro penale che ha interessato il fabbricato in fase di realizzazione nel 2012".

I danni sono stati quantificati in 1.417.430,00 da una apposita perizia e chiesti, in solido, al Comune di San Vito, al ministero dei Beni ambientali e all’ingegnere Enrico De Acetis, perito dell’allora procuratore della Repubblica di Lanciano,  Francesco Menditto.

"Il complesso residenziale è fiore all’occhiello della Costa dei trabocchi - dice Alfredo Di Nardo, legale rappresentante della società -. Nel maggio di sette anni fa, - ricorda - con la costruzione in fase di ultimazione, ci fu l’inaspettato intervento della magistratura, con conferenza stampa e conseguente enfasi mediatica, per annunciare il sequestro del cantiere, dichiarando la totale difformità della costruzione rispetto al progetto approvato ed evidenziando di aver messo fine allo scempio".

"Lungi dal deturpare il tratto di costa di particolare pregio - viene fatto presente - , il complesso si è venuto ad incastonare perfettamente con l’ambiente circostante, rinunciando anche ad altre volumetrie assentibili secondo il Prg comunale e sostituendosi ad un orribile casermone in cemento armato, mai completato, abbattuto per realizzare l’area di sedime del nuovo fabbricato".

"Nonostante l'impegno tecnico e legale nel sostenere la perfetta corrispondenza tra il realizzato e quanto progettato ed autorizzato - viene aggiunto - dopo alterne vicende giudiziarie, caratterizzate altresì da riesami e ricorsi in Cassazione, al fine di superare l’impasse che aveva inghiottito la vicenda, si è vista costretta a demolire la copertura dello stabile, per poi ricostruirla esattamente com’era prima, con autorizzazioni identiche a quelle rilasciate prima del sequestro. Tutto questo perché nessuno ha avuto il coraggio di contraddire nei fatti, con corrispondenze concludenti, quanto sostenuto dalla Procura".

Dopo cinque anni e mezzo, nel 2015 c'è stata la dichiarazione di agibilità del fabbricato, ricostruito senza oneri comunali aggiuntivi ed in maniera identica a quello demolito e nel 2017. Sul piano penale c'è stata, da parte del Tribunale di Lanciano, la piena assoluzione, perché il fatto non sussiste, degli imputati Alfredo Di Nardo Alfredo e la figlia Mariateresa,  assistiti dagli avvocati  Alberto Paone e Alfonso Ucci.

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