San Vito ricorda il carabiniere Leandro Verì, Medaglia d'oro al Valor militare alla Memoria

San Vito (Ch) ricorda uno dei suoi figli caduti in servizio.

Questa mattina al cimitero comunale c'è stata la cerimonia in memoria dell’appuntato dei carabinieri Leandro Verì, nato il 10 novembre 1903 in contrada San Fino. Un'iniziativa con cui si è voluto rendere omaggio non solo alui, ma a tutti i "Caduti dell’Arma, che hanno incarnato il senso del dovere, la dedizione e il coraggio fino al sacrificio estremo".

Quarto di sei figli, Verì entrò nell’Arma dei Carabinieri il 31 ottobre 1923, dopo aver completato il corso nella Scuola Allievi di Roma. Prestò servizio nella Legione di Chieti, nelle Stazioni di Gioia dei Marsi (Aq), Montazzoli, Castiglione Messer Marino e Casalbordino (Ch). Trasferito successivamente a Treviso e Padova, nel maggio 1928 fu assegnato alla Stazione di San Biagio di Callalta (Pd), dove un’azione di polizia giudiziaria gli valse la Croce d’Argento dal Comando Generale dell’Arma. Negli anni successivi prestò servizio nelle Legioni di Roma e Genova, con assegnazioni a Sassello (Sv), Nervi (Ge) e Alassio (Sv), dove nel 1936 ottenne la promozione ad appuntato.

Il 13 dicembre 1938, durante un servizio nel Comune di Laigueglia (Sv), rimase gravemente ferito da un malvivente armato di fucile e baionetta. Trasportato alla Clinica “Robutti” di Alassio, morì il 18 dicembre successivo. In riconoscimento del suo eroismo, con Regio Decreto del 18 agosto 1939 Verì fu decorato della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

La motivazione ufficiale recita integralmente: "Di notte, in unione con il proprio comandante di stazione, durante le ricerche di uno sconosciuto, che, armato di fucile da guerra e di baionetta aveva minacciato nella vita una guardia giurata, venutosi a trovare isolato per esigenza del servizio stesso, avvistato il ricercato, non esitava ad inseguirlo e ad intimargli il fermo. Ferito gravemente in più parti del corpo da un colpo di mitraglia, rispondeva al fuoco e continuava nell’inseguimento del ribelle, raggiungendolo ed ingaggiando con lui violenta colluttazione, riuscendo anche a disarmarlo del fucile. A causa della perdita di forze, sfuggitogli il ribelle ne riprendeva l’inseguimento per lungo tratto e, malgrado l’incessante perdita di sangue, lo faceva segno di altri colpi della sua pistola, lo raggiungeva ed impegnava nuova violenta colluttazione, finché, esausto, cadeva con l’avversario che, ancora in grado di reagire, tentava colpirlo con la baionetta che aveva a portata di mano. Il sopraggiungere del superiore poneva fine alla lotta con l’uccisione del ribelle. Trasportato in luogo di cura, decedeva dopo cinque giorni di atroci sofferenze. Laigueglia (Savona), 13 dicembre 1938".

La cerimonia di oggi, sobria ma sentita, ha visto la partecipazione dei pronipoti del carabiniere; del colonnello Cosimo Damiano Di Caro, comandante provinciale dei Carabinieri di Chieti; di militari della Compagnia di Ortona e della Stazione di San Vito Chietino, del cappellano militare Don Claudio Recchiuti; del sindaco Emiliano Bozzelli con il Gonfalone comunale e di vari cittadini. 13 dic. 2025

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