Rigopiano, nove anni dal disastro. 'Il nostro cuore urla: giustizia!'

Farindola (Pe) torna a fermarsi domenica 18 gennaio prossimo per ricordare la tragedia che il 18 gennaio 2017 ha coinvolto l’Hotel Rigopiano, travolto e devastato da una valanga. Con esso sono state spazzate via 29 vite. "Una ferita aperta e sanguinante", dicono i familiari delle vittime, che a nove anni di distanza continua a interrogare coscienze e istituzioni.

Le commemorazioni, nove anni dopo la tragedia, prenderanno il via alle 15 con una fiaccolata verso l’obelisco, con partenza dalla fontana. Un cammino silenzioso e simbolico, che accompagnerà nel cuore del sito in cui si è consumato il dramma. Alle 15.45 è previsto l’alzabandiera, scandito dal Silenzio suonato da una tromba. Seguirà la deposizione di fiori. Alle 16.15 sarà celebrata la messa. Subito dopo verranno scanditi uno ad uno i 29 nomi delle vittime: un momento tra i più intensi, accompagnato dalla deposizione di 29 rose bianche. Alle 16.49 sarà intonato il "Signore delle Cime", dal Coro Pacini di Atri (Te), diretto dal maestro Giulia Bascelli. La cerminonia si concluderà con il rilascio di 29 palloncini bianchi nel cielo di Rigopiano.

Raccoglimento e memoria nel luogo in cui, come scrivono i familiari delle vittime sui social, "fu l’inizio della fine", ma che ora è "rinnovata richiesta di verità".

Intanto continua il complesso iter giudiziario legato al disastro. La vicenda è giunta all’appello bis, in corso a Perugia. Su 30 imputati, tra rappresentanti di Regione, Provincia, Prefettura, Comune di Farindola e altri enti, in primo grado a Pescara, con rito abbreviato, vennero condannati soltanto in cinque. L’appello all’Aquila aggiunse due condanne, fra cui quella dell’allora prefetto Francesco Provolo, per falso, poi passata in giudicato. Successivamente la Corte di Cassazione ha annullato le condanne rinviando tutto alla Corte umbra, riaprendo le posizioni, per la mancata approvazione della Carta valanghe, di sei funzionari regionali, accusati di disastro colposo e assolti nei precedenti gradi di giudizio.

Tra le vittime c’era anche Ilaria Di Biase, di Archi (Ch), cuoca nel resort spazzato via da circa 120mila tonnellate di neve e ghiaccio. "Aveva sogni semplici - ricorda la mamma, Mariangela Di Giorgio - e una grande passione per il suo lavoro, svolto con dedizione e amore".

"Saremo lì, nel posto della tragedia, con la morte nel cuore e le lacrime negli occhi – dice – perché per noi il tempo non è mai passato. Ogni 18 gennaio è come rivivere tutto da capo. Ilaria non era solo una figlia, era una ragazza piena di gioia, che amava cucinare e prendersi cura degli altri. E' morta mentre faceva il suo lavoro, e questo rende tutto ancora più ingiusto".

"Ora - scrive la mamma sui social, rivolta alla figlia - resta solo una madre che respira a metà, che sopravvive inseguendo una giustizia che probabilmente non arriverà. Il vuoto della tua assenza mi segue ovunque... Mi segue un dolore lacerante, che nessuno può vedere e sentire, un dolore che non passa ma che aumenta con il trascorrere del tempo, che mi accompagnerìà fino alla fine dei miei giorni...".

"Il nostro cuore urla giustizia - rimarca Di Giorgio -. Basta con gli scaricabarile, basta con le responsabilità che si perdono nei tribunali e negli uffici. Chi ha sbagliato deve pagare, per Ilaria e per gli altri 28 angeli di Rigopiano. Non chiediamo vendetta, ma rispetto e verità". "Ricordare – conclude la madre di Ilaria – significa anche impedire che accada di nuovo. Noi saremo sempre qui, finché giustizia non sarà fatta". 17 genn. 2026

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